Daniel Siegel: dal concetto di integrazione alla finestra di tolleranza – Introduzione alla Psicologia

Daniel Siegel è autore di diverse pubblicazioni, in Italia sono stati pubblicati diversi suoi libri, tra cui: La mente relazionale (2001), Errori da non ripetere (2005), Mindfulness e cervello (2009), Minsight (2011), 12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino con Tina Payne Bryson (2012).

Realizzato in collaborazione con la Sigmund Freud University, Università di Psicologia a Milano

La vita

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Daniel J. Siegel è nato il 17 luglio 1957 negli stati uniti d’America. Egli ha conseguito la laurea in medicina presso la Harvard Medical School e ha completato la sua formazione post-lauream presso l’università della california, UCLA, specializzandosi in pediatria e psichiatria infantile, adolescenziale e per adulti. Siegel divenne un membro dell’istituto di ricerca per la salute mentale presso l’UCLA, dove svolgeva studi in merito alla relazione esistente tra tipo di attaccamento e emozioni, comportamento, e memoria.

Attualmente, è professore di psichiatria sempre presso l’UCLA ed è fondatore del Mindful Awareness Research Center. Inoltre, è direttore del centro Mindsight Institute, in cui si relizzano corsi di formazione per famiglie e comunità e anche del Life Span Learning Institute e dell’Advisory Board della Blue School di New York City, oltre ad essere membro del Consiglio di fondazione presso l’Istituto Garrison.

Siegel è autore di diverse pubblicazioni, tra cui il libro più note risulta essere: The Developing Mind: come le relazioni e il cervello interagiscono per dare forma a chi siamo, in cui, per la prima volta, si parla di neurobiologia interpersonale.

In Italia sono stati pubblicati diversi suoi libri, tra cui: La mente relazionale (2001), Errori da non ripetere (2005)Mindfulness e cervello(2009), Minsight (2011), 12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino con Tina Payne Bryson (2012).

Siegel è stato invitato a partecipare a diverse conferenze e convegni in ambito scientifico e non, ad esempio è stato ricevuto dal re di Thailandia, da Papa Giovanni Paolo II, dal Dalai Lama, etc.

Attualmente, Vive nel sud della California con la sua famiglia.

Il Pensiero di Siegel

Siegel è noto per il suo lavoro in ambito di neurobiologia interpersonale e per la mindfulness. Recentemente, ha integrato questi approcci proponendo una pratica volta ad armonizzare la parte interna ed esterna degli individui.

Alla base della teoria di Siegel si ha il concetto di integrazione, un processo che origina dal concetto di gerarchizzazione delle diverse parti del cervello. Siegel, dunque, si rifersce alla teoria del cervello tripartitico di McLean, in base alla quale esistono tre strutture cerebrali che sviluppano in diversi periodi cronologici, generando tre diverse parti del cervello: il troncoenecefalo, evolutivamente più antico; il sistema limbico sottocorticale, più recente rispetto al primo, e la neo-corteccia, ultima a formarsi.
La salute mentale dunque si ha quando le diverse parti sono integrate tra loro fino a rendere fluide tutte le componenti e le funzioni del cervello.

L’Integrazione tra le diverse strutture cerebrali porta alla integrazione della coscienza e delle diverse parti del sé.

Siegel, inoltre, introduce il concetto di finestra di tolleranza, legato alla sfera del tono dell’umore che varia durante l’arco della giornata rispettando un andamento sinusoidale, che varia a seconda delle diverse situazioni esterne che si verificano nell’arco della giornata. Fluttuare all’interno della finestra di tolleranza è normale, ma se si dovesse andare oltre, allora si ha uno stato chiamato disregolazione, ovvero perdita di controllo o apatia. Di conseguenza, si manifesta malessere psichico, che consiste nell’incapacità di trovare strategie di regolazione emotiva che consentano di rientrare all’interno della finestra di tolleranza.
Siegel sostiene che ognuno riesce a individuare la strategia propria per rientrare nella finestra di tolleranza, ma per fare questo è necessario possedere delle buone capacità di mastery, ovvero controllo dei propri stati interni. Inoltre, l’ampiezza della finestra di tolleranza varia con l’età per cui è minima alla nascita e massima in età adulta, solo nel caso in cui si è ottenuto uno sviluppo equilibrato, derivante da un attaccamento sano, che ha consentito una giusta tolleranza alla frustrazione, garantendo l’adeguata gestione degli sbalzi emotivi.

L’attaccamento, dunque, è considerato un processo innato, adattivo, biologicamente determinato, e induce in età adulta a stabilire relazioni simili al tipo di attaccamento infantile sviluppato. Le relazioni di attaccamento consentono al bambino di creare uno schema interno del Sé che è codificato a livello cerebrale e le esperienze infantili modellano i diversi circuiti cerebrali coinvolti. I neuroni attivati creano una mappa mentale o modello specifico di attivazione neurale, che richiama un’immagine mentale o sensoriale o una rappresentazione linguistica di un concetto. Secondo Siegel, si crea di conseguenza un sé emergente, un proto sé, determinato in gran parte da caratteristiche genetiche e innate. Questo senso di sé è radicato nel cervello così come nelle sue interazioni con l’ambiente e in relazione al funzionamento altrui. Inoltre, l’interazione con l’ambiente esterno consente al sé di evolversi e di avere un senso di coerenza essenziale per la crescita e, per questo, il sé diventa integrato.

Il modo in cui il cervello crea le immagini di sé e di altre menti è definita da Siegel mindsight. La mindsight è una capacità complessa che si sviluppa durante l’infanzia e che può essere arricchita durante l’intero arco di vita attraverso l’esperienza (Aitken e Trevarthen, 1997).

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA La mente, dunque, è un insieme di parti del cervello che funzionano in sinergia ovvero sono integrate tra loro. Quindi, se non esistesse un funzionamento ottimale, a causa di esperienze negative di attaccamento, la mente del bambino potrebbe funzionare come un sistema non integrato. Al contrario i bambini con attaccamento sicuro sembrano avere maggiori risultati durante il loro sviluppo (Cassidy & Shaver, 1999) come: flessibilità emotiva, funzionamento sociale e abilità cognitive. Esperienze e relazioni interpersonali sane, dunque, determinano un normale e naturale processo di resilienza, ovvero un risanamento a livello cerebrale di vecchie ferite impresse dalle esperienze. Questo processo di resilienza è definito sintonizzazione, inteso come la capacità di stabilire relazioni reciproche con gli altri sia a livello verbale sia emotivo sia comportamentale.

Chi presenta un attaccamento disorganizzato, invece, mostra diversi disagi emotivi, relazionali e cognitivi, oltre a una marcata predisposizione alla disregolazione. Quindi, la mancanza di esperienze precoci di sintonizzazione porta al manifestarsi di diverse forme dii disagio, di disregolazione, di scarsa resistenza allo stress, con effetti destabilizzanti anche sul sistema immunitario. L’insieme di questi effetti nocivi può causare una modifica nell’attivazione dei geni, la cosiddetta epigenesi. Quindi, la scelta di un percorso di attivazione piuttosto che un altro può essere influenzata da queste esperienze non sane, che potrebbero essere alla base del disagio psicologico.

Secondo Siegel una buona capacità di mindsight deriva dall’integrazione del funzionamento dell’emisfero destro e sinistro, La dissociazione, invece, si ha nel momento in cui si possiede una scarsa capacità di mindsight. Per cui, buone capacità cognitive e una buona integrazione tra le parti dovute a un attaccamento sano, migliorando la connessione tra i due emisferi e favoriscono la capacità di mindsight.

Se un individuo ha subito un trauma, la mente non è riuscita a integrare i vari aspetti delle esperienze traumatiche o di perdita, e in questi casi i comportamenti diventano riflessivi e la mente attua modelli di risposta inflessibili. Per questo, le emozioni possono inondare la mente e il comportamento consapevole diventa abbastanza alterato (Siegel, 2001). Ciò può produrre reazioni emotive eccessive, turbolenze interiori e un conseguente senso di vergogna e umiliazione. In tali condizioni, l’individuo può essere incline a manifestazioni di rabbia e aggressività o a mettere in atto comportamenti invadenti o violenti, mentre è gravemente compromessa la capacità dell’individuo di mantenere una comunicazione collaborativa con gli altri.

Mindfulness

In base a questi assunti teorici la psicopatologia e i disturbi mentali possono essere considerati come una conseguenza di un deficit di integrazione. Per questo, il terapeuta avrà il compito favorire l’integrazione nel paziente, per produrre maggiore benessere.

Secondo Siegel è possibile raggiungere questo scopo attraverso una consapevolezza mindful. Avere un atteggiamento mindful significa saper guidare consapevolmente la propria attenzione. Infatti, uno degli obiettivi della pratica mindfulness è di aumentare il grado di consapevolezza che consente di osservare il cambiamento, ma anche gli automatismi di pensiero, le emozioni e il modo in cui la mente si lega a questi aspetti mutevoli. Siegel sostiene che riuscire a stabilire una connessione con se stessi, vivere consapevolmente momento per momento, può attivare lo stesso meccanismo risanatore, a livello cerebrale, che si attua nel momento in cui si vivono delle esperienze terapeutiche. Si ottiene in questo modo una vera e propria integrazione neurale. 
Quindi, la mindfulness modifica il cervello promovendo la plasticità neurale e di conseguenza il cambiamento delle connessioni neurali in risposta all’esperienza.

La pratica della consapevolezza mindful coinvolge ed integra varie zone del cervello. Queste aree svolgono un ruolo fondamentale per il benessere, promuovendo funzioni importanti quali: la regolazione corporea, la comunicazione sintonizzata, l’equilibrio emotivo, la flessibilità della risposta, l’empatia, l’insight, la modulazione della paura, l’intuizione, la moralità (Siegel, 2001).

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Bibliografia

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