Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo: i correlati neuroanatomici – Introduzione alla Psicologia

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), tra i disturbi d’ansia, è il più frequente all’interno della popolazione generale (Abramowitz, Taylor & McKay, 2009; Veale & Roberts, 2014). 

Realizzato in collaborazione con la Sigmund Freud University, Università di Psicologia a Milano

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è composto da ossessioni, cioè pensieri intrusivi e ripetitivi o immagini che ricorrono costantemente e valutate dall’individuo come pericolose, e da compulsioni, ovvero rituali, comportamentali o mentali (rimuginio), utilizzate per alleviare l’ansia che deriva dall’esperire costantemente i pensieri intrusivi.

Succede che uno stimolo esterno attiva delle credenze, o dei pensieri, riguardanti il pericolo, il disagio emotivo e la sofferenza, e alla lunga finiscono per compromettere e tormentare la vita della persona che ne soffre. Più questi pensieri sono considerati, dalla persona, pericolosi più è necessario controllarli attraverso comportamenti compulsivi o tramite altri pensieri. Le persone che soffrono di Disturbo Ossessivo Compulsivo, dunque, presentano una serie di pensieri spaventosi, ovvero inaccettabili, per colui che li sperimenta, che si attivano anche quando non si vorrebbe averli. L’ansia e le altre emozioni negative che conseguono alla valutazione dei pensieri intrusivi, possono essere oggetto di interpretazioni negative. Tali risposte aumentano la probabilità di ulteriori intrusioni e una maggiore risposta emotiva d’ansia. Le compulsioni messe in atto dal paziente per controllare l’ansia alimentano il problema impedendo allo stesso di falsificare le credenze nelle valutazioni disfunzionali delle intrusioni.

In sostanza, nel DOC si verifica un errore logico di valutazione degli stimoli esterni e un’attribuzione di una sorta di potere magico ai rituali e ai propri comportamenti, che sono considerati come deterrente di catastrofi imminenti. In realtà, però, fungono semplicemente da trigger per la messa in atto del rituale successivo.

L’individuo che soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo, inoltre, ha ben definite anche una serie di aspetti emotivi e cognitivi legati al sintomo, come la responsabilità e la colpa nei confronti di terzi nel caso dovesse verificarsi il pensiero tanto temuto. Queste emozioni aggiuntive aumentano e amplificano lo stato emotivo, impedendone la guarigione.

Neuroanatomia nel DOC

Nonostante i dati presenti in letteratura siano ancora in evoluzione, si iniziano a delineare dei modelli sempre più definiti del Disturbo Ossessivo Compulsivo a livello neuro-anatomico.

Da un punto di vista anatomico è stato dimostrato che nei pazienti con DOC si ha una maggiore attivazione della corteccia orbito-frontale sinistra e del nucleo caudato bilaterale, che si associa ad una sovrastima delle conseguenze negative di una determinata azione, che sarebbe alla base dei pensieri ossessivi. Inoltre, la corteccia cingolata anteriore presenta un’attività accentuata nei pazienti con DOC e, di conseguenza, favorisce una maggiore interpretazione della verificabilità di conseguenze negative alla quale è associata una risposta ansiosa, sottesa dall’attivazione del sistema limbico.

Si attiva, anche, il giro temporale superiore di sinistra, il precuneo e la corteccia prefrontale dorso-laterale.

Il circuito fronto-dorso-parietale è implicato nei processi di formazione dei pensieri, nei processi di shifting attentivo e di inibizione dell’attenzione. Tutto questo potrebbe spiegare lo sforzo costante e fallimentari che i pazienti con DOC effettuano per ignorare i pensieri ossessivi e spostare l’attenzione da essi.

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Quindi, i pazienti con Disturbo Ossessivo Compulsivo mostrano delle alterazioni funzionali del network fronto-sottocorticale e un aumento di interazione tra le regioni ventrostriatali e la corteccia orbito frontale mediale, la frontale anteriore, il cingolato anteriore e le regioni paraippocampali. Queste aree sono attivate da due vie: una diretta e una indiretta, e normalmente si bilanciano, ma nel DOC è presente uno sbilanciamento causato dall’iperfunzionamento della via diretta che causa un aumento dell’attività del circuito e delle strutture ad esso correlate. Questa iperattività potrebbe essere dovuta ad un’eccessiva attivazione della corteccia orbito-frontale, che determina un maggior controllo dello striato, ovvero mancanza di inibizione dei pensieri interferenti. Anche il sistema limbico e l’amigdala si attivano, poiché si registra una risposta emotiva di paura e ansia condizionate come reazione ai pensieri disturbanti. Quando si mettono in atto comportamenti compulsivi, si attiva il nucleo caudato e la corteccia orbito-frontale che svolge, in questo caso, una funzione inibitoria.

Da un punto di vista neuropsicologico le funzioni esecutive e la working memory, nei pazienti con DOC sono compromesse e si ha anche un deficit nello shifting attentivo, correlato all’attivazione dei circuiti della corteccia prefrontale laterale e ventro-laterale.

Inoltre, i pazienti con DOC presentano un numero maggiore di lipidi bioattivi: gli endocannabinoidi. Questi ultimi sono delle  sostanze chimiche prodotte naturalmente negli esseri umani e negli animali. I recettori degli endocannabinoidi si trovano lungo tutto il corpo e nel cervello. Il sistema endocannabinoide è implicato in una varietà di processi fisiologici, come: l’appetito, la sensazione di dolore, l’umore, la memoria e, soprattutto, i comportamenti abitudinari e ritualistici. I topi in cui era inibito un recettore degli endocannabinoidi, nel fascicolo neuronale che collega la corteccia orbito-frontale allo striato dorso mediale, non acquisivano comportamenti abitudinari.

Per concludere

I dati sono ancora oggetto di studio e per questo non è possibile affermare che il Disturbo Ossessivo Compulsivo sia un disturbo in cui vi sono implicazioni causali neuroanatomiche, perché le alterazioni riscontrate potrebbero sempre essere di tipo funzionale, e quindi solo correlati biologici di un disturbo psicologico.

Realizzato in collaborazione con la Sigmund Freud University, Università di Psicologia a Milano

Sigmund Freud University - Milano - LOGORUBRICA: INTRODUZIONE ALLA PSICOLOGIA

Consigliato dalla redazione

Bibliografia

  • Abramowitz, J.S. (2008). Understanding and treating obsessive-compulsive disorder: a cognitive behavioral approach. Taylor & Francis e-Library, New Jersey.
  • Berle, D., Phillips, E.S. (2006). Disgust and obsessive-compulsive disorder: an update. Psychiatry 69, 3, 228-38.
  • Brooks, S.J., Stein, D.J. (2015). A systematic review of the neural bases of psychotherapy for anxiety and related disorders. Dialogues in Clinical Neuroscience 17, 3, 261-79.
  • Buyukturkoglu, K., Roettgers, H., Sommer, J. (2015). Self-Regulation of Anterior Insula with Real-Time fMRI and Its Behavioral Effects in Obsessive-Compulsive Disorder: A Feasibility Study. PLoS One 24, 10, 8.
  • Freyer, T., Klöppel, S., Tüscher, O. (2011). Frontostriatal activation in patients with obsessive-compulsive disorder before and after cognitive behavioral therapy. Psychological Medicine 41, 1, 207-216.
  • Jang, J.H., Kim, J.H., Jung, W.H., Choi, J.S., Jung, M.H., Lee, J.M. (2010). Functional connectivity in fronto-subcortical circuitry during the resting state in obsessive-compulsive disorder. Neuroscience Letter 474, 158-162.
  • Koch, K., Reess, T.J., Rus, O.G., Zimmer, C., Zaudig, M. (2014). Diffusion tensor imaging (DTI) studies in patients with obsessive-compulsive disorder (OCD): a review. Journal of Psychiatry Research 54, 26-35.
  • Nowrangi, M.A., Lyketsos, C., Rao, V., Munro, C.A. (2014). A systematic review of neuroimaging correlates of executive functioning: converging evidence from different clinical populations. Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neuroscience 26, 2, 114-25.
  • Olatunji, B.O., Ferreira-Garcia, R., Caseras, X. (2013). Predicting response to cognitive behavioral therapy in contamination-based obsessive-compul- sive disorder from functional magnetic resonance imaging. Psychological Medicine 12, 1-13.