10 settembre – Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio
Il 10 settembre ricorre in tutto il mondo la Giornata per la Prevenzione del Suicidio. Una data simbolica, che ci invita a guardare con attenzione, e con responsabilità, a uno dei temi più delicati e complessi della salute mentale.
Cosa dicono i dati
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 700.000 persone si tolgono la vita ogni anno. Tra i giovani, il fenomeno assume connotati ancora più allarmanti: in Italia è la seconda causa di morte per i ragazzi tra i 15 e i 25 anni.
Un dato che riflette un disagio profondo e spesso invisibile, fatto di sofferenze psicologiche silenziose, senso di isolamento, difficoltà relazionali, mancanza di prospettive. Ma anche, e soprattutto, della difficoltà, per molti ragazzi, a trovare un luogo sicuro dove raccontarsi e sentirsi compresi.
Che cos’è il suicidio e cosa intendiamo per suicidalità
In psicologia clinica il concetto di suicidalità include:
- L’ideazione suicidaria, cioè i pensieri ricorrenti o pianificati legati al desiderio di porre fine alla propria vita.
- I comportamenti suicidari, che comprendono i tentativi di suicidio, le autolesioni e i suicidi portati a termine.
Le motivazioni e i processi che portano a questi gesti sono spesso complesse: possono nascere da patologie psichiatriche come la depressione, ma anche da vissuti di solitudine, perdita di senso, senso di colpa o percezione di essere un peso per gli altri.
Cosa accade nella mente di chi pensa al suicidio? Spesso ci si sente soli, come se non si appartenesse a nulla e a nessuno. Si può iniziare a credere di essere un peso per gli altri, provando vergogna e senso di colpa.
Cosa può fare la psicologia
Studi recenti mostrano che l’instaurarsi precoce di una relazione terapeutica significativa, anche breve, può ridurre i comportamenti suicidari nei giovani (Wasserman et al., 2022). Altre ricerche evidenziano l’efficacia di approcci integrati scuola-territorio-famiglia, in cui lo psicologo scolastico, i servizi di counselling e la formazione degli insegnanti giocano un ruolo protettivo. È proprio da questa prospettiva integrata che emerge la necessità di interventi su più livelli: individuali, clinici e sociali, capaci di intercettare il disagio in contesti diversi e di attivare risorse diffuse intorno alla persona.
Tra le risposte più efficaci:
- Il potenziamento delle reti sociali, essenziale per restituire senso di appartenenza e valore personale. Favorire l’integrazione in gruppi o comunità restituisce alla persona un senso di appartenenza, perché sentirsi parte di un contesto che è in grado di offrire ascolto e supporto, riduce l’isolamento e la percezione di essere un peso. Anche contesti universitari e scolastici possono svolgere un ruolo attivo in questa direzione.
- Gli interventi familiari, che aiutano a ricostruire relazioni significative. Coinvolgere la famiglia può favorire la comprensione reciproca e la riparazione di dinamiche relazionali dolorose. Questi interventi mirano a ridurre il senso di solitudine e a creare un clima di supporto affettivo. Inoltre, la presenza di relazioni stabili e accoglienti è un fattore protettivo cruciale.
- La psicoterapia, in particolare quella cognitivo-comportamentale, aiuta a identificare e modificare pensieri disfunzionali legati a svalutazione di sé, senso di colpa o disperazione. Interviene sulla regolazione emotiva e sulla costruzione di strategie di coping efficaci. È particolarmente utile nei momenti di crisi, ma anche nella prevenzione a lungo termine.
Il ruolo delle università
Le università hanno una responsabilità centrale nella prevenzione del disagio psicologico: formare professionisti capaci non solo di riconoscere i segnali di sofferenza, ma anche di comprenderli e affrontarli con strumenti adeguati. Ciò significa accompagnare gli studenti in un percorso che unisca solide competenze cliniche a sensibilità relazionale e consapevolezza emotiva, integrando teoria, pratica e confronto continuo. In questo modo, l’università diventa non solo luogo di apprendimento, ma anche comunità che promuove cura, responsabilità sociale e impegno per la salute mentale collettiva.
Bibliografia
- www.who.int
- Wasserman, D., Rihmer, Z., Rujescu, D., Sarchiapone, M., Sokolowski, M., Titelman, D., Zalsman, G., & Carli, V. (2022). The role of prevention in reducing suicide deaths: A systematic review and meta-analysis.
- https://www.stateofmind.it/suicidio/