Ansia da prestazione nello sport: quando la pressione entra in gara
Battito accelerato, tensione muscolare, pensieri sulla possibilità di sbagliare, difficoltà a concentrarsi. Prima di una gara importante, queste sensazioni sono familiari a molti atleti. Ma provare ansia significa necessariamente essere meno preparati o destinati a performare peggio?
La risposta è più complessa. Nella psicologia dello sport, l’obiettivo non è necessariamente eliminare l’ansia, ma comprendere come l’atleta la sperimenta e imparare a gestire pensieri, emozioni e attivazione fisiologica nel contesto competitivo.
Di cosa parliamo
- Che cos’è l’ansia da prestazione nello sport?
- Come si manifesta prima e durante una competizione?
- Ansia e prestazione sono sempre inversamente proporzionali?
- Quale ruolo hanno coping e flessibilità psicologica?
- Come può intervenire la psicologia dello sport?
Che cos’è l’ansia da prestazione nello sport?
Nella letteratura scientifica si parla spesso di competitive anxiety, ovvero della risposta dell’atleta alla pressione percepita nelle situazioni competitive. Questa risposta può comprendere una componente cognitiva, caratterizzata da preoccupazioni, dubbi sulle proprie capacità, paura di fallire o di essere valutati negativamente, e una componente somatica, che coinvolge manifestazioni fisiologiche come aumento della frequenza cardiaca, respirazione accelerata, sudorazione e tensione muscolare (Li et al., 2026).
Pensare all’ansia esclusivamente come a qualcosa da “eliminare” rischia però di essere riduttivo. Una competizione importante implica inevitabilmente un certo grado di attivazione: ciò che conta è anche il modo in cui l’atleta interpreta e gestisce queste sensazioni.
Più ansia significa sempre una prestazione peggiore?
Non necessariamente.
Una recente meta-analisi che ha integrato 48 studi e 3.659 atleti ha esaminato il rapporto tra ansia cognitiva, ansia somatica, fiducia in sé e indicatori oggettivi di prestazione. I risultati mostrano associazioni complessive tra queste dimensioni e la performance, ma anche una notevole variabilità tra studi, discipline e atleti (Lochbaum & Arendt, 2026).
Questo significa che due atleti possono presentarsi alla stessa gara con livelli simili di attivazione e vivere quell’esperienza in modo molto diverso. Per uno, il battito accelerato può diventare il segnale che “qualcosa sta andando storto”; per un altro, può essere semplicemente il segnale che il corpo si sta preparando a competere.
Per questa ragione, la valutazione dell’ansia sportiva dovrebbe considerare non soltanto quanto un atleta è ansioso, ma anche quando, come e in quali condizioni quella risposta emerge.
Coping e flessibilità: cosa succede quando arriva la pressione?
La gestione dell’ansia si inserisce in un sistema più ampio di strategie attraverso cui l’atleta affronta le richieste dello sport.
In uno studio condotto su giocatori di rugby, Sapuppo et al. (2024) hanno individuato differenti profili psicologici associati a coping, flessibilità cognitiva, fusione cognitiva e benessere. Gli atleti appartenenti al profilo caratterizzato da maggiore benessere mostravano anche strategie di coping più funzionali, maggiore flessibilità e minore fusione cognitiva.
Un successivo studio su 537 atleti, sia amatoriali sia professionisti, ha ulteriormente evidenziato il ruolo delle strategie di coping. Atteggiamento positivo e supporto sociale erano associati a migliori indicatori di qualità di vita, mentre il ricorso all’evitamento mostrava associazioni negative con le diverse dimensioni dell’Health-Related Quality of Life (Sapuppo et al., 2025).
Questi risultati non riguardano esclusivamente l’ansia da prestazione e, trattandosi di studi osservazionali, non permettono di stabilire rapporti causali. Aiutano però a comprendere un punto importante: la risposta alla pressione sportiva non dipende solo dall’intensità dell’emozione, ma anche dalle strategie che l’atleta utilizza per rapportarsi a essa.
Allenare la gestione dell’ansia
La componente psicologica può essere allenata, proprio come gli aspetti tecnici e fisici della prestazione.
Una meta-analisi di 24 studi controllati comprendenti 853 atleti ha rilevato una riduzione significativa dell’ansia di stato in seguito a interventi psicologici, pur evidenziando un’elevata eterogeneità tra gli studi e tra le diverse modalità di intervento (Li et al., 2025).
Le strategie utilizzate nella psicologia dello sport possono comprendere
- training delle abilità psicologiche,
- tecniche cognitivo-comportamentali e razionale-emotive,
- regolazione dell’attivazione,
- imagery,
- rilassamento e approcci basati su mindfulness
- accettazione.
Una network meta-analysis più recente, che ha incluso 46 trial randomizzati e oltre 2.000 partecipanti, suggerisce che diversi approcci possono ridurre l’ansia competitiva, ma anche che l’efficacia varia in funzione della componente di ansia considerata e del livello competitivo dell’atleta (Li et al., 2026).
Di conseguenza, non esiste necessariamente una tecnica valida nello stesso modo per tutti. Il lavoro psicologico richiede una comprensione delle caratteristiche dell’atleta, delle richieste della disciplina e dei momenti nei quali l’ansia tende a interferire maggiormente con la prestazione.
L’obiettivo non è “non provare ansia”
Sentire pressione prima di una gara non rappresenta di per sé un fallimento della preparazione mentale.
Il punto è sviluppare la capacità di riconoscere ciò che sta accadendo, mantenere l’attenzione sugli elementi rilevanti della prestazione e scegliere risposte più funzionali anche in presenza di pensieri o sensazioni spiacevoli.
In altre parole, allenare la mente non significa necessariamente arrivare alla gara senza ansia. Significa imparare a gareggiare efficacemente anche quando l’ansia è presente.
A cura di Davide Giacconi, MSc e dottorando di ricerca presso la Sigmund Freud University
Bibliografia
- Li, H., Yang, Q., & Wang, B. (2025). Effects of psychological interventions on anxiety in athletes: A meta-analysis based on controlled trials. Frontiers in Psychology, 16, 1621635. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2025.1621635
- Li, L., Wang, J., Li, Q., & Fu, Q. (2026). The effect of different psychological interventions on athletes’ competitive anxiety: A systematic review and Bayesian network meta-analysis. Sports Medicine – Open, 12, 35. https://doi.org/10.1186/s40798-026-01007-y
- Lochbaum, M., & Arendt, F. (2026). A meta-analysis of the CSAI-2 and CSAI-2R with objective sport performance from 1985–2026. Sports, 14(8), 334. https://doi.org/10.3390/sports14080334
- Sapuppo, W., Giacconi, D., Monda, V., Messina, A., Allocca, S., Chieffi, S., Ricci, M., Villano, I., Saccenti, D., Mineo, C. M., Boltri, M., Monda, M., Di Maio, G., Monda, A., & La Marra, M. (2024). Functional characteristics and coping strategies among rugby athletes: A cluster analysis approach. Journal of Personalized Medicine, 14(3), 292. https://doi.org/10.3390/jpm14030292
- Sapuppo, W., Giacconi, D., Monda, A., Messina, A., Saccenti, D., Mineo, C. M., Casillo, M., Allocca, S., Michelini, G., Gregori Grgič, R., Monda, V., Lamanna, J., Ferro, M., Di Maio, G., Monda, M., & La Marra, M. (2025). Interplay between sex, age, BMI, health-related quality of life, and coping strategies in amateur and professional athletes. Frontiers in Physiology, 16, 1626037. https://doi.org/10.3389/fphys.2025.1626037