Un nuovo modello per comprendere il dolore nella fibromialgia
Una ricerca pubblicata su Neuroscience & Biobehavioral Reviews con il contributo della Sigmund Freud University Milano
Un gruppo di ricercatori guidato dal Prof. Marco Cavicchioli della Sigmund Freud University di Milano ha analizzato 21 studi di risonanza magnetica funzionale (fMRI) per costruire un modello fondato su dati empirici dei processi neurobiologici e psicologici che sottendono il dolore cronico nella fibromialgia, una sindrome molto diffusa, ma ancora poco compresa, con un profondo impatto sulla qualità della vita dei pazienti che soffrono di tale condizione.
Perché studiare il dolore nella fibromialgia
La fibromialgia (FM) è una sindrome caratterizzata da un dolore cronico diffuso, spesso resistente ai trattamenti, accompagnato da affaticamento, disturbi cognitivi e del sonno. Comprendere cosa accade nel cervello dei pazienti è essenziale per migliorare diagnosi e terapie. Da anni, infatti, la scienza cerca di chiarire cosa accada nel cervello di chi convive con questa condizione, ma i dati neurobiologici sono rimasti spesso frammentari.
Una nuova meta-analisi coordinata da un team di ricercatori, tra cui la Sigmund Freud University di Milano, ha colmato il vuoto, aggregando dati fMRI raccolti in contesti sperimentali, all’interno dei quali i pazienti venivano esposti a stimoli dolorosi di diversa natura e in modo controllato.
L’obiettivo: identificare le aree cerebrali coinvolte nella percezione e regolazione del dolore.
Il cervello della fibromialgia: cosa succede durante il dolore?
Lo studio ha analizzato 21 studi di fMRI che confrontano l’attività cerebrale di pazienti con FM e soggetti sani mentre ricevono stimoli dolorosi controllati.
Le analisi mostrano che il cervello dei pazienti con fibromialgia elabora il dolore in modo diverso rispetto ai soggetti sani. I risultati hanno evidenziato tre aspetti chiave:
- La “pain matrix” (insula, talamo, dACC, gangli della base) è coinvolta nell’elaborazione degli stimoli dolorosi sia nei soggetti sani che nei pazienti FM, ma con importanti differenze.
- Nei pazienti FM, i dolori vengono elaborati in modo specifico dall’insula destra, area coinvolta nella consapevolezza delle sensazioni corporee e nell’identificazioni rapida di possibili segnali interni valutati come fonte di minaccia per l’individuo.
- I soggetti sani, al contrario, attivano più spesso aree prefrontali, legate alla modulazione cognitiva e al controllo volontario dell’esperienza dolorosa.
Inoltre, nei pazienti FM si osserva una risposta aumentata della corteccia cingolata anteriore (dACC) e dell’area motoria supplementare (SMA), suggerendo un’elaborazione dello stimolo doloroso come più intensa sul piano dell’esperienza soggettiva, accompagnata da strategie di evitamento motorio e mentale.
Come si costruisce l’esperienza del dolore nella FM
Dall’analisi emergono pattern chiari di elaborazione cerebrale del dolore che possono spiegare alcuni dei sintomi più invalidanti della fibromialgia:
- Maggiore salienza e vigilanza verso stimoli dolorosi
- Percezione intensa e poco differenziata del dolore
- Rappresentazione viscerale, poco elaborata cognitivamente
- Tendenza all’evitamento fisico e mentale
- Attivazione delle aree cerebrali legate all’esperienza dolorifica persistente anche dopo la cessazione dello stimolo
Questi dati suggeriscono che nella FM il dolore non è solo più frequente o più intenso, ma viene elaborato dal cervello in modo qualitativamente diverso, coinvolgendo reti neurali orientate più alla sopravvivenza che alla regolazione cognitiva.
Verso nuove prospettive cliniche
Lo studio propone un nuovo modello processuale del dolore nella fibromialgia: un modello che integra neuroscienze, psicologia clinica e dati comportamentali per spiegare come si mantengano nel tempo i sintomi dolorosi e su quali meccanismi ci si debba concentrare per una cura efficace. Interventi psicologici come la Acceptance and Commitment Therapy (ACT) o la Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) potrebbero trarre beneficio da questi dati, rafforzando le componenti di defusione cognitiva (dissociazione dai pensieri) e accettazione corporea.
Il contributo della SFU Milano
La ricerca è stata coordinata dal Prof. Marco Cavicchioli, docente di Psicologia Clinica alla Sigmund Freud University di Milano, con il contributo di numerosi centri clinici e universitari italiani. Lo studio nasce nell’ambito del progetto europeo “FIBROMIG – Relieving Chronic Pain”, finanziato da Next Generation EU, e rappresenta un importante passo avanti nella comprensione scientifica della fibromialgia. È inoltre finanziata da un fondo PRIN, il cui Principal Investigator è la Prof.ssa Federica Galli dell’Università La Sapienza.
La ricerca fornisce finalmente un quadro coerente e scientificamente fondato del funzionamento cerebrale nella fibromialgia, aprendo la strada a interventi più mirati e personalizzati.
Leggi la pubblicazione completa su Neuroscience & Biobehavioral Reviews.