Visita all’Archivio Storico e alla Cripta della Ca’ Granda

Prima delle rivoluzioni scientifiche e tecnologiche di Sette e Ottocento coloro che studiavano la malattia, fisica o mentale, erano visti con sospetto dal popolo e dagli intellettuali. Il contatto diretto con la morte e il dolore faceva guadagnare loro una fama sinistra di vicinanza con il male. Medici e psicologi erano in questo accomunati dallo stesso destino, costantemente sospettati di tramare contro la comunità: si dovette attendere l’Illuminismo affinché potessero conquistare fiducia e stima sociale. La visita alla cripta e al sepolcreto dell’Ospedale Maggiore di Milano, realizzati nel Quattrocento per razionalizzare l’assistenza medica ai poveri, offre allo psicologo l’occasione di riflettere su come sia cambiata l’idea di cura e il rapporto con la malattia nel corso dei secoli.

 

La visita di Neiade

Grazie a Milano Card e a Neiade apre per la prima volta al pubblico la Cripta della Ca’ Granda, finora inaccessibile e nascosta. La visita comprende l’Archivio storico dell’Ospedale Maggiore, che racchiude migliaia di cartelle cliniche dei ricoveri dal 1889 al 1972, insieme a preziosi volumi, mappe e antiche pergamene disposte su oltre tre chilometri di scaffalature. Da un cortile segreto si accede alla cripta sotterranea della Chiesa dell’Annunciata, antica cappella dell’ospedale. Più sotto ancora si trova il Sepolcreto dove riposano 500.000 corpi dei degenti: entrare in un luogo che fu testimone di tanto dolore e al tempo stesso protagonista dell’eterna lotta dell’uomo contro la morte è un’esperienza intensa e ricca di suggestioni. Le visite vengono effettuate secondo “turni di giorno” e “turni di notte”, la prima data è sabato 20 gennaio. Tutte le date e le informazioni sono disponibili sul sito di Neiade.

 

L’Ospedale dei Poveri di Milano

L’Ospedale Maggiore venne costruito a metà Quattrocento per volere di Francesco Sforza, che riservò una parte dei suoi possedimenti alla realizzazione di uno Spedale dei Poveri che potesse accogliere e curare gli indigenti della città. Al progetto parteciparono architetti toscani come il famoso Antonio Averlino, detto il Filarete. All’epoca l’edificio era fra i più moderni d’Europa, con una concezione razionale improntata ai canoni del Rinascimento. I degenti erano ricoverati in letti affiancati in modo ordinato nelle “crociere”: grandi “corsie” che da allora costituirono un modello per l’edilizia ospedaliera. Allora come oggi, Milano era un punto di riferimento per l’innovazione e la sperimentazione in ambito scientifico, medico e urbanistico. Per quanto riguarda psicologia e psichiatria, però, si dovette attendere ancora a lungo perché si cominciasse a seguire una logica più scientifica: basti pensare che all’epoca i “matti” erano assistiti in monasteri insieme a ciechi, sordi e orfani.

 

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