Coronavirus ed emozioni: la differenza tra preoccupazione e ansia patologica

L’emergenza sanitaria che stiamo vivendo ha un forte impatto su tutti noi. Oltre a creare una forte preoccupazione per la nostra salute e per quella dei nostri cari, ha cambiato totalmente e in modo repentino le nostre abitudini: lavoriamo da casa, non possiamo andare a lezione in università, possiamo vedere i nostri amici solo attraverso uno schermo e, con le poche persone che vediamo, dobbiamo cercare di evitare qualsiasi tipo di contatto. L’impatto emotivo è indiscutibile e le emozioni esperite possono essere diverse: ansia, tristezza, rabbia, colpa, invidia e molte altre.

L’ansia, come tutte le emozioni, è utile e non è da temere. E’ l’emozione dell’incertezza ed è fondamentale in alcune circostanze cioè quando si deve rispondere a un pericolo e si innesca la risposta attacco-fuga. Come ad esempio, se stai attraversando la strada e percepisci che la macchina non rallenterà istintivamente correrai verso il marciapiede per salvarti. Il cervello ha percepito il pericolo e ha messo in atto una serie di cambiamenti nel corpo: mente più vigile, aumento battito cardiaco, aumento della sudorazione, muscoli più tesi e pronti all’azione.

Impossibile non provare ansia durante l’emergenza del Coronavirus. Percepiamo un pericolo, anche se non lo riusciamo a vedere: abbiamo paura per la nostra salute e per quella altrui, percepiamo di non averne il controllo totale, non sappiamo quando tutto questo passerà, quando potremo tornare a scuola, in università, al lavoro e ad uscire con i nostri amici.

Come accennato, l’ansia ci permette di attivarci e risponde in caso di pericolo quindi ad oggi un sano livello di ansia ci permette di essere attenti a mantenere un metro di distanza dagli altri, a lavarci le mani spesso, a desistere dal vedere i nostri amici o i nostri famigliari e a seguire pedissequamente tutte le restrizioni emanate dalle autorità.

Tuttavia, quando l’ansia aumenta troppo può diventare poco utile se non invalidante. Quando sperimentiamo ansia ad alti livelli possiamo essere meno lucidi, avere la sensazione di perdere il controllo e la sintomatologia fisica ad essa correlata potrebbe crescere fino a “bloccarci”. Il rimuginio è un elemento centrale nei disturbi d’ansia. Rimuginare significa pensare continuamente a cose negative con il fine di prevederle o prevenirle; questo processo tende a mantenere e alimentare l’ansia. Possiamo immaginare come nella situazione di emergenza legata al Coronavirus la presenza di un forte rimuginio possa avere un ruolo rilevante nell’alimentare il passaggio da una sana preoccupazione a un’ansia patologica/disturbo d’ansia.

L’approccio CBT (Cognitive Behavioural Therapy) e la terapia Metacognitiva, utilizzati dai Servizi Clinici Universitari, sono considerate le modalità di trattamento più efficaci nella cura dell’ansia e dei processi sottostanti. I Servizi Clinici Universitari continuano la loro attività clinica con modalità telematiche, in modo da supportare e rispondere alle richieste dei pazienti in particolare durante questo periodo di emergenza.

A cura della dott.ssa Giada Sera, psicoterapeuta Servizi Clinici Universitari SFU Milano

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Bibliografia e fonti

Caselli G., Ruggero G.M., Sassaroli S; Rimuginio. Teoria e terapia del pensiero ripetitivo; Cortina Raffaello, 2017