Il ruolo del modello metacognitivo nella dipendenza da smartphone negli adolescenti
Una nuova ricerca esplora il legame tra desire thinking, craving e uso problematico del cellulare
L’uso eccessivo dello smartphone da parte degli adolescenti è un fenomeno sempre più diffuso, con impatti significativi su benessere psicologico, rendimento scolastico, relazioni e qualità del sonno. In letteratura si parla di Problematic Mobile Phone Use (PMPU) per indicare l’incapacità di autoregolare l’utilizzo del cellulare, fino al punto da generare disagio e perdita di controllo. Le caratteristiche del PMPU ricordano quelle di una vera e propria dipendenza comportamentale: salienza, craving, astinenza, ricadute, tolleranza e conflitto.
Secondo le stime più recenti, il PMPU colpisce oltre il 20% degli adolescenti nel mondo, con punte particolarmente alte nei paesi asiatici. Ma cosa alimenta realmente questo comportamento disfunzionale? E quali processi mentali possono essere coinvolti?
Il modello metacognitivo
Una nuova ricerca, pubblicata su Current Psychology, ha applicato per la prima volta il modello metacognitivo per esplorare i meccanismi alla base della dipendenza da smartphone in adolescenza. Il modello ipotizza che non siano solo i desideri e i pensieri legati all’uso del cellulare a mantenere il comportamento problematico, ma anche le convinzioni che la persona ha sui propri pensieri — le cosiddette metacognizioni.
Nello specifico, lo studio si è concentrato su:
- Desire Thinking: il processo volontario e prolungato in cui la persona immagina o riflette su ciò che desidera (in questo caso, tipiche attività svolte attraverso lo smart phone);
- Craving: il desiderio intenso e difficile da ignorare;
- Metacognizioni sul Desire Thinking:
- Positive: “Pensare alle mie passioni serve a rilassarmi”;
- Negative: “Se inizio a pensarci, non riesco più a smettere fino a quando non lo faccio”.
Lo studio: adolescenti, questionari e modelli strutturali
La ricerca ha coinvolto 1.469 adolescenti cinesi, ai quali sono stati somministrati questionari validati per misurare il livello di PMPU, craving, desire thinking e metacognizioni. L’analisi dei dati è stata condotta attraverso modelli di mediazione strutturale (SEM), capaci di valutare il ruolo delle variabili psicologiche nel mantenere il comportamento problematico.
Un circuito mentale che alimenta la compulsività
I risultati sono coerenti con il modello teorico proposto e mostrano un meccanismo a cascata:
- Le credenze positive sul desire thinking attivano più frequentemente pensieri desideranti (fantasie e auto-dialoghi);
- Questo alimenta il craving, ovvero l’urgenza di usare il telefono;
- Parallelamente, emergono credenze negative, che aumentano la sensazione di perdita di controllo;
- Il risultato finale è un aumento del comportamento problematico legato allo smartphone in termini di frequenza e durata di utilizzo
In particolare, il craving e le credenze negative mediano l’effetto delle convinzioni positive, generando un ciclo cognitivo disfunzionale.
Implicazioni cliniche e terapeutiche
La ricerca suggerisce che il PMPU non è soltanto un problema di abitudine o esposizione tecnologica, ma è sostenuto da processi mentali profondi, che riguardano la relazione tra pensiero, desiderio e controllo. Per questo motivo, intervenire sulle credenze metacognitive disfunzionali, consapevolezza e regolazione della propria attività mentale potrebbe diventare un obiettivo clinico importante.
La Metacognitive Therapy (MCT), che si concentra proprio sulla modificazione della conoscenze sul funzionamento della mente e delle strategie di regolazione dell’attività mentale, potrebbe rappresentare un’opzione promettente per trattare forme emergenti di dipendenza comportamentale in adolescenza.
Il contributo della SFU Milano
La ricerca è stata condotta da un gruppo di studiosi cinesi della Zhejiang Normal University, Xiaomin Wang, Gao Lingfeng, Xiaoru Zhu, Xiujuan Yang, Chen Haide, Weijian Li, Jianwei Gao, in collaborazione con il Shenzhen Mental Health Center, e si inserisce in un più ampio filone internazionale di indagine sull’uso problematico degli smartphone tra gli adolescenti. Tra gli autori di questa ricerca figura anche il Prof. Gabriele Caselli, Full Professor di Psicologia Clinica alla Sigmund Freud University di Milano e autore del modello teorico metacognitivo applicato al desiderio e al discontrollo degli impulsi. Il suo contributo si inserisce nel filone di ricerca che la SFU Milano porta avanti per connettere teoria cognitiva, dati empirici e applicazioni cliniche concrete.
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