Microbiota, immunità e salute mentale: cosa ci insegna l’asse intestino–cervello
Alla SFU Milano il seminario con la Prof.ssa Maria Rescigno per approfondire il legame tra intestino, infiammazione e funzionamento cerebrale
Il 10 marzo 2026, presso la Sigmund Freud University di Milano, si è svolto il seminario “Microbiota, immunità e salute mentale: evidenze dal modello dell’asse intestino–cervello”, organizzato dall’Associazione Alumni SFU e tenuto dalla Prof.ssa Maria Rescigno.
Laureata in Biologia all’Università di Milano, la Prof.ssa Rescigno si è specializzata in Biotecnologia applicata all’Università di Milano-Bicocca, è stata visiting scholar all’Università di Cambridge e ha lavorato al CNR, dove ha conseguito il suo PhD in Farmacologia e Tossicologia.
La Prof.ssa Rescigno ha illustrato il ruolo del microbiota intestinale nella regolazione di processi che riguardano non solo la digestione e il metabolismo, ma anche il sistema immunitario, il cervello e, più in generale, la salute mentale.
Al centro del seminario, una domanda che negli ultimi anni ha attirato crescente attenzione nella ricerca scientifica: in che modo ciò che accade nell’intestino può influenzare il nostro equilibrio psicologico?
Il microbiota è molto più di un insieme di microrganismi
Il microbiota intestinale non è un elemento accessorio del nostro organismo, ma una componente funzionalmente essenziale. I microrganismi che abitano l’intestino contribuiscono infatti a numerosi processi: aiutano a digerire alcuni nutrienti che da soli non riusciremmo a metabolizzare, partecipano alla produzione di sostanze utili, favoriscono la maturazione del sistema immunitario e influenzano diversi equilibri fisiologici.
Il microbiota non è una realtà fissa, ma dinamica. Cambia nel tempo, si modifica in base all’alimentazione, all’assunzione di farmaci, all’ambiente, all’età e persino alle relazioni con le persone con cui condividiamo gli spazi di vita. In questo senso, la sua composizione assomiglia a una sorta di “impronta personale”, ma in continua trasformazione.
Il microbiota si struttura fin dalle primissime fasi della vita. Ad esempio, il parto, l’allattamento, il passaggio ai cibi solidi, l’adolescenza e l’età adulta rappresentano tutti momenti cruciali nella sua definizione e nel suo cambiamento.
Il ruolo dell’alimentazione nel modellare il microbiota
Una dieta varia e ricca di fibre, vegetali e carboidrati complessi favorisce un ecosistema intestinale più equilibrato. Al contrario, un’alimentazione povera di varietà e ricca di grassi animali, zuccheri semplici e cibi altamente processati può alterare questo equilibrio.
Il tipo di alimenti che introduciamo seleziona la crescita di alcuni microrganismi e ne penalizza altri. Per questo, parlare di salute intestinale significa anche parlare di qualità e varietà dell’alimentazione.
Il microbiota non è una struttura statica ma può essere modulato nel tempo attraverso le scelte quotidiane. Ciò che mangiamo, insieme a diversi fattori ambientali e biologici, contribuisce a modellarne continuamente la composizione.
In sintesi, i principali fattori che influenzano il microbiota sono:
- la dieta e la varietà degli alimenti introdotti;
- l’uso di antibiotici e altri farmaci;
- l’età e le fasi dello sviluppo;
- l’ambiente e la convivenza con altre persone;
- le condizioni infiammatorie e metaboliche dell’organismo.
La barriera intestinale: un confine decisivo
L’intestino non è soltanto un luogo in cui digeriamo e assorbiamo i nutrienti, ma svolge anche una funzione fondamentale di protezione. Per mantenere un equilibrio con i microrganismi che lo abitano, l’organismo deve impedire che sostanze potenzialmente dannose entrino nel circolo sanguigno.
Questo avviene grazie a diversi sistemi di difesa che separano il contenuto dell’intestino dal resto dell’organismo. Quando queste barriere funzionano correttamente, l’equilibrio viene mantenuto. Quando invece si alterano, alcune sostanze infiammatorie possono passare nel sangue e raggiungere altri organi.
È proprio in questo modo che l’intestino può influenzare anche il cervello, contribuendo a quel dialogo continuo tra corpo e mente che la ricerca definisce asse intestino–cervello.
Le principali vie di comunicazione tra intestino e cervello
La comunicazione tra intestino e cervello avviene attraverso diverse vie biologiche che mettono in relazione sistema nervoso, sistema immunitario ed endocrino.
Una prima via è quella neurale, mediata soprattutto dal nervo vago, una delle principali connessioni dirette tra cervello e apparato digerente. Attraverso questa via vengono trasmesse informazioni dall’intestino al cervello e viceversa, contribuendo a regolare digestione, infiammazione e alcune risposte emotive.
Una seconda via è quella ormonale, che coinvolge l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), il principale sistema di regolazione della risposta allo stress. Gli ormoni prodotti da questo sistema possono influenzare sia il funzionamento cerebrale sia l’equilibrio del microbiota intestinale.
Una terza via è quella vascolare e immunitaria, particolarmente studiata dalla ricerca della Prof.ssa Maria Rescigno. Quando la barriera intestinale si altera, alcune molecole infiammatorie possono entrare nel circolo sanguigno e raggiungere il cervello.
In queste condizioni, il sistema nervoso centrale può attivare risposte protettive, rafforzando le proprie barriere per limitare l’ingresso di segnali infiammatori provenienti dal resto dell’organismo. Questo meccanismo, se da un lato protegge il cervello, dall’altro potrebbe contribuire ad alcune alterazioni del funzionamento cerebrale.
Alcune condizioni di alterazione del microbiota e della barriera intestinale possono infatti generare segnali infiammatori sistemici in grado di influenzare circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione dell’umore, dell’ansia e della memoria.
In particolare, è stato osservato come patologie infiammatorie intestinali, come la colite ulcerosa, siano associate a un aumento del rischio di disturbi dell’umore. In questi casi, il cervello può limitare la comunicazione con il resto dell’organismo come forma di difesa dall’infiammazione.
Alcuni ricercatori stanno inoltre esplorando se dinamiche simili possano essere coinvolte anche in condizioni neuroevolutive, come i disturbi dello spettro autistico, anche se si tratta di un ambito di ricerca ancora in fase di sviluppo.
Questo non significa che i problemi psicologici dipendano esclusivamente dall’intestino, ma evidenzia quanto corpo e mente siano strettamente interconnessi: ciò che accade nell’organismo può influenzare il funzionamento mentale, così come gli stati psicologici possono avere effetti sul corpo.
Un campo di ricerca in forte espansione
Il tema del microbiota sta attraversando oggi numerosi ambiti della ricerca: dall’oncologia alla nutrizione, dall’immunologia alle neuroscienze, fino alla psicologia clinica e alla psichiatria.
Particolarmente interessante è l’idea che il microbiota non sia solo un indicatore di salute, ma anche un possibile target di intervento. La possibilità di modularlo apre infatti prospettive nuove nella prevenzione e nell’accompagnamento di condizioni complesse, incluse alcune vulnerabilità neuropsicologiche.
Proprio per questo, questo ambito di ricerca appare oggi particolarmente importante perché invita a ripensare in modo integrato il rapporto tra alimentazione, sistema immunitario, cervello e comportamento.
Incontri che arricchiscono la comunità SFU
Il seminario con la Prof.ssa Maria Rescigno è stato un momento di confronto prezioso per studenti, alumni e professionisti interessati ai nuovi sviluppi della ricerca sull’asse intestino–cervello.
Con iniziative come questa, l’Associazione Alumni SFU promuove momenti di incontro con ricercatori e professionisti per condividere prospettive e risultati di ricerca su temi sempre più rilevanti per la Psicologia e le scienze della salute, contribuendo ad arricchire il percorso formativo della comunità universitaria.
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