Monitorare il cambiamento in psicoterapia
Una nuova ricerca SFU su come rendere più visibili i progressi del percorso terapeutico
Come possiamo capire se una terapia sta funzionando? E in che modo è possibile monitorare questo processo in modo sistematico, senza perdere la dimensione soggettiva dell’esperienza della persona?
Una recente ricerca della Sigmund Freud University, pubblicata su Sage Journals, affronta proprio questo tema, proponendo una riflessione sul ruolo del monitoraggio nel percorso di psicoterapia, in particolare all’interno dell’approccio cognitivo-comportamentale (CBT).
Perché monitorare il progresso in psicoterapia è così importante
Uno degli elementi chiave per l’efficacia della CBT è il monitoraggio sistematico del processo terapeutico, ovvero, osservare come cambiano i sintomi, il funzionamento e il benessere della persona seduta dopo seduta. Eppure, nella pratica quotidiana, questo monitoraggio è spesso discontinuo o difficile da integrare.
La ricerca in psicoterapia mostra da tempo che alcuni fattori sono decisivi per il successo degli interventi CBT:
- il monitoraggio regolare dei sintomi e del funzionamento;
- la condivisione dei dati tra paziente e terapeuta;
- la struttura del trattamento e l’aderenza ai protocolli;
- lo svolgimento dei compiti tra una seduta e l’altra.
Quando questi elementi vengono meno, il rischio è quello di perdere segnali precoci di stallo o peggioramento, riducendo l’efficacia complessiva della terapia. In questo senso, la tecnologia può diventare un alleato prezioso, se progettata in modo coerente con i principi dell’evidence-based practice.
Questa ricerca affronta proprio questo nodo presentando GRETA (Graphic Robotic Engine for Therapy Automation), una piattaforma web e mobile sviluppata in Italia per supportare la psicoterapia cognitivo-comportamentale. Non si tratta di una “app terapeutica” autonoma, ma di uno strumento integrato al lavoro clinico, progettato per monitorare e documentare il percorso psicoterapeutico in modo strutturato e scientificamente fondato.
Rendere visibile il cambiamento
La ricerca ha analizzato i dati raccolti attraverso la piattaforma GRETA su un campione di 442 pazienti che hanno concluso o interrotto un percorso di Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). I partecipanti sono stati suddivisi in tre principali gruppi diagnostici: disturbi d’ansia, disturbi depressivi e comorbidità ansia–depressione.
Il confronto tra le misurazioni pre-trattamento e post-trattamento ha evidenziato miglioramenti significativi e clinicamente rilevanti in tutti i gruppi, sia nella riduzione dei sintomi sia nel miglioramento del funzionamento quotidiano.
In particolare:
- i livelli di ansia e depressione si sono ridotti in modo consistente;
- il funzionamento sociale e lavorativo è migliorato in maniera significativa;
- gli esiti risultano comparabili a quelli osservati in grandi sistemi di monitoraggio internazionali, come il programma NHS Talking Therapies del Regno Unito.
Cosa ci dice la ricerca sul monitoraggio in terapia
Questi risultati confermano che la Terapia Cognitivo-Comportamentale, quando è accompagnata da un monitoraggio strutturato, può produrre cambiamenti clinicamente significativi e osservabili nel tempo. La raccolta sistematica dei dati non è solo uno strumento tecnico, ma contribuisce a rendere la psicoterapia più trasparente, condivisa e orientata agli esiti, offrendo a terapeuta e paziente una visione più chiara del percorso.
Pur con alcuni limiti, lo studio apre prospettive rilevanti: il monitoraggio continuo può aiutare a individuare precocemente segnali di difficoltà e a rendere gli interventi più mirati. In questo senso, rendere visibile il cambiamento diventa un passaggio chiave per una psicoterapia più efficace e realmente centrata sulla persona.
Il contributo della SFU Milano
La ricerca è frutto di una collaborazione interdisciplinare tra clinici, ricercatori e informatici e si inserisce nelle attività dell’IPER Lab – Innovation in Psychotherapy Efficacy Research Lab. Tra gli autori figurano diversi docenti e ricercatori della Sigmund Freud University di Milano tra cui:
- la Dott.ssa Silvia Grazioli, Psicologa e statistica, Docente e dottoranda di ricerca presso la Sigmund Freud University;
- il Dott. Alessandro Ocera, MSc e dottorando di ricerca presso la Sigmund Freud University;
- il Prof. Giovanni Maria Ruggiero, Full Professor in Psicologia Culturale e Psicoterapia, Direttore del Corso di Bachelor of Science in Psicologia e Direttore della Ricerca alla Sigmund Freud University di Milano,
- la Prof.ssa Sandra Sassaroli, Honorary Professor in Psicologia Clinica, Psichiatra, Psicoterapeuta e Docente alla Sigmund Freud University di Milano;
- il Prof. Gabriele Caselli, Full Professor in Psicologia Clinica, Vicedirettore per la Didattica del Dipartimento di Psicologia di Milano della Sigmund Freud University.
Il lavoro si inserisce nel più ampio impegno della SFU Milano nel connettere ricerca scientifica, innovazione tecnologica e pratica clinica, promuovendo una psicologia fondata su dati, metodo e attenzione alla persona.
Leggi la pubblicazione completa su Sage Journals.