L’ansia sociale durante il percorso universitario: sintomi e trattamenti

L’università si configura come ambiente così diverso e dinamico rispetto alla scuola superiore che il passaggio può essere vissuto con fatica dallo studente. Non cambia solamente la didattica (lezioni seminariali, il continuo cambio d’aula, il rapporto con il professore meno confidenziale, la maggior autonomia nella gestione dello studio e della propria carriera universitaria), ma anche le relazioni. Infatti non esistendo più il concetto “gruppo classe” ogni giorno il compagno di banco può cambiare, si conoscono costantemente persone nuove, vi sono spazi dedicati per lo studio in comune e si possono presentare numerose occasioni sociali. Il timore di parlare davanti agli altri, di conoscere nuove persone, di affrontare situazioni inusuali potrebbe diventare più evidente e invalidante.

L’ansia sociale viene definita come “marcata paura o ansia rispetto a una o più situazioni sociali in cui l’individuo è esposto al possibile giudizio degli altri” (DSM V). Le situazioni o i comportamenti temuti legati al giudizio altrui possono essere molto vari, ad esempio mangiare in pubblico, prendere i mezzi pubblici, iniziare una conversazione con una persona estranea, eseguire una performance davanti ad altri, etc.

L’ansia sociale in ambito universitario può essere percepita in diverse situazioni come ad esempio fare una domanda a lezione, esporre un lavoro davanti alla classe, entrare in un’aula piena di gente, mangiare in uno spazio comune, sostenere una conversazione o iniziare a dialogare con un compagno che non si conosce ancora bene. In queste situazioni il soggetto teme di essere valutato negativamente e, in particolare, di essere considerato impacciato, inadeguato, stupido o debole provando così emozioni di ansia e vergogna. La sintomatologia ansiosa, come palpitazione, sudorazione, rossore e altre attivazioni somatiche alimentano la sensazione di inadeguatezza e quindi mantengono il disturbo stesso. I soggetti, per gestire l’ansia sociale, possono evitare le situazioni che creano maggior disagio o ricorrere a comportamenti protettivi (coprirsi il volto quando arrossisce, tenere su la giacca per non fare notare il sudore, etc). Tali strategie, che sembrano essere utili inizialmente, possono favorire il disturbo stesso e influire sulla qualità di vita della persona e sul suo funzionamento sociale, lavorativo e scolastico.

L’approccio CBT – Cognitive Behavioural Therapy – utilizzata dai terapeuti dei Servizi Clinici Universitari, è considerato una tra le modalità di trattamento più efficaci nella cura dell’ansia sociale. L’obiettivo del trattamento è quello di ridurre la sintomatologia ansiosa e imparare a gestire meglio le emozioni provate riducendo l’isolamento sociale e l’impatto negativo sulla propria vita.


A cura della dott.ssa Giada Sera, psicoterapeuta Servizi Clinici Universitari SFU Milano

scu@milano-sfu.it – 0236741324


Bibliografia e fonti

http://www.dsm5.org/documents/changes%20from%20dsm-iv-tr%20to%20dsm-5.pdf

https://www.nice.org.uk/Guidance/cg90