Matilde Buattini finalista al Research Award 2026 per la ricerca sull’AI in psicoterapia
La dottoranda SFU Milano tra i 13 finalisti del premio “Most Promising Researcher in Robotics and Artificial Intelligence”
La Dott.ssa Matilde Buattini, membro dell’Associazione Alumni SFU, Psicologa clinica e sessuologa, laureata presso la Sigmund Freud University di Milano e oggi dottoranda alla SFU di Vienna, è stata selezionata tra i 13 finalisti del Research Award 2026 – Most Promising Researcher in Robotics and Artificial Intelligence.
Il premio valorizza giovani ricercatrici e ricercatori impegnati in progetti di ricerca nei settori della robotica e dell’intelligenza artificiale, riconoscendo rigore scientifico, innovazione e impatto sociale. I finalisti sono stati selezionati tra 265 candidati provenienti da tutta Italia, da una giuria composta da 63 esperti.
Tra i finalisti, la dottoranda SFU è stata l’unica psicologa. Il suo progetto dal titolo “Limits and Perspectives on the Use of GPT Chatbots in Psychotherapy: Feedback to Practitioners and Working Alliance” indaga l’integrazione responsabile dell’Intelligenza Artificiale generativa come possibile supporto al terapeuta nella psicoterapia cognitivo-comportamentale.
L’abbiamo incontrata per farci raccontare cosa ha significato partecipare a questo premio e come sta sviluppando una ricerca che mette in dialogo Psicologia clinica e innovazione tecnologica.
Un riconoscimento arrivato dopo tanto impegno
Questo risultato arriva dopo anni di studio, ricerca e attività clinica. Laureata in Psicologia alla SFU Milano, dove ha frequentato sia il percorso triennale che magistrale in Psicologia Clinica, oggi porta avanti il dottorato mantenendo un forte interesse per la pratica clinica.
Quando ha ricevuto la notizia della selezione tra i finalisti, la sorpresa è stata forte. Essere l’unica psicologa in un contesto prevalentemente tecnologico è stato, per lei, motivo di emozione ma anche di orgoglio.
«Mi sono sentita un po’ un pesce fuor d’acqua, però anche molto fiera di poter rappresentare la nostra disciplina. Soprattutto in un momento in cui i dati sanitari e la salute mentale hanno un impatto così importante nella nostra vita sociale».
L’Intelligenza Artificiale come supporto al terapeuta
La sua ricerca nasce da una domanda molto concreta: in che modo gli strumenti di Intelligenza Artificiale, e in particolare i Large Language Models (LLM), possono supportare il lavoro del terapeuta?
Non con l’obiettivo di sostituire il clinico, ma capire se e come questi strumenti possano offrire un aiuto in alcune fasi del processo terapeutico, ad esempio nella riflessione clinica, nella formulazione del caso, o nel monitoraggio di outcome e processi.
All’inizio del dottorato, la Dott.ssa Buattini stava già esplorando strumenti digitali e sistemi di Natural Language Processing (NLP) applicati al lavoro clinico e processi di supervisione in CBT: “Evaluating strengths, limitations, and future directions of ChatGPT in psychological analysis within case conceptualization: A qualitative analysis” (2026) e “Supervision practices and the supervisory working alliance as factors supporting the therapeutic alliance: a systematic review” (2026). Poi, con la diffusione dei modelli generativi come ChatGPT, si è aperta una nuova possibilità di ricerca.
«Da una parte c’era entusiasmo, perché questi strumenti sembravano avere potenzialità enormi. Dall’altra c’era anche molto allarme: il rischio di sostituzione, i problemi di privacy, l’uso non consapevole. Ho cercato un compromesso tra queste due prospettive».
Una ricerca dentro la pratica clinica
Il suo lavoro si colloca all’interno di un ambito particolarmente delicato, quella della relazione terapeutica.
Nel suo progetto, l’AI viene pensata come una sorta di “agente terzo” che può fornire un feedback al terapeuta tra una seduta e l’altra. Per costruire questo modello, Matilde è partita anche dalla letteratura sulla supervisione clinica, cercando di capire quali caratteristiche rendono una restituzione utile per il terapeuta.
In particolare, il progetto lavora su feedback brevi, strutturati e forniti nelle prime fasi del trattamento, con l’obiettivo di osservare se possano influenzare variabili come:
- Autoefficacia del terapeuta,
- percezione dell’alleanza terapeutica,
- andamento del percorso.
I terapeuti coinvolti ricevono, in alcune condizioni sperimentali, feedback generati dall’AI; in altre, feedback prodotti da un collega clinico; in altre ancora, nessun feedback. L’obiettivo è comprendere se la presenza di un feedback, e la sua possibile origine, modifichi l’esperienza del terapeuta e, indirettamente, quella del paziente.
Trattandosi di una ricerca in corso, i dati raccolti sono ancora preliminari.
Etica, consapevolezza e uso responsabile
Nel racconto della Dott.ssa Buattini emerge l’importanza di un utilizzo consapevole dell’Intelligenza Artificiale.
Il suo lavoro non si concentra soltanto sulle potenzialità degli strumenti generativi, ma anche sui loro limiti e rischi: privacy, gestione dei dati, bias culturali, dipendenza dallo strumento, tendenza a umanizzarlo.
Per questo, la ricerca prova a mantenere sempre insieme due dimensioni:
- l’innovazione tecnologica;
- la responsabilità clinica ed etica.
«Le AI che costruiamo sono intrise di conoscenza nostra, e quindi anche di bias culturali, linguistici e morali, e nella stregua di fornirci risposte coerenti e di accontentarci a volte sbagliano. Per questo dobbiamo sapere come usarle, come fare domande e come interpretare le risposte».
Lo psicologo ha già molte competenze utili per affrontare questa trasformazione.
«Come psicologi possiamo usare abilità che sono già nostre: fare ricerca, verificare cosa è efficace e come, aggiornarci, osservare come il paziente interagisce con questi strumenti, fare domande, spiegare rischi e concordare possibilità d’uso».
Psicologia, AI e futuro della clinica
Questo progetto, insieme al riconoscimento ottenuto dalla Dott.ssa Buattini, mostrano come la formazione psicologica possa oggi dialogare con le trasformazioni tecnologiche contemporanee, contribuendo a costruire strumenti più consapevoli, etici e orientati al benessere delle persone.
La sua presenza tra i finalisti del Research Award 2026 rappresenta un motivo di grande orgoglio per la Sigmund Freud University di Milano. Siamo felici di celebrare questo importante riconoscimento e le auguriamo di proseguire con successo il suo percorso di ricerca.
Maggiori informazioni sul Research Award 2026 e sui progetti finalisti qui.
Bibliografia
- Buattini, M., Paponetti, L., Torres, D., Borlimi, R., & Caselli, G. (2026). Supervision practices and the supervisory working alliance as factors supporting the therapeutic alliance: a systematic review. The Clinical Supervisor, 1–26. https://doi.org/10.1080/07325223.2026.2633988
- Buattini, M., Barjami, D., Paponetti, L., Torres, D., Borlimi, R., & Caselli, G. (2026). Evaluating strengths, limitations, and future directions of ChatGPT in psychological analysis within case conceptualization: A qualitative analysis. Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace, 20(1), Article 4. https://doi.org/10.5817/CP2026-1-4