Il gioco di ruolo come esplorazione identitaria
Cosa succede quando ci riconosciamo in un avatar secondo la Psicologia
I videogiochi possono diventare uno spazio di esplorazione psicologica?
Cosa accade quando scegliamo un avatar, prendiamo decisioni all’interno di un mondo virtuale o ci identifichiamo in un personaggio?
Sono alcune delle domande al centro del seminario “Il Gioco di Ruolo come Esplorazione Identitaria”, organizzato dalla Sigmund Freud University di Milano lo scorso maggio 2026, che ha visto come ospite e relatrice la Dott.ssa Ambra Ferrari e la partecipazione della Dott.ssa Regina Gregori Grgič.
L’incontro ha proposto una riflessione interdisciplinare sul videogioco come strumento educativo, narrativo e terapeutico, approfondendo il rapporto tra identità, scelta, emozioni e rappresentazione virtuale.
L’avatar non è mai neutro
Scegliere un personaggio, modificarne l’aspetto o attribuirgli determinate caratteristiche non è un gesto casuale. La ricerca psicologica mostra infatti come il giocatore, nei giochi di ruolo digitali e analogici, tenda a modificare pensieri, emozioni e comportamenti in base alle caratteristiche dell’avatar che utilizza.
Genere, aspetto fisico, postura, ruolo narrativo e modalità di interazione influenzano il modo in cui la persona vive l’esperienza di gioco e prende decisioni all’interno del mondo virtuale.
In questo senso, il videogioco può diventare uno spazio di sperimentazione identitaria, in cui osservare convinzioni, paure, modalità relazionali e aspetti di sé che nella vita quotidiana rimangono meno visibili.
La Video Game Therapy®: il videogioco come strumento clinico
Durante il seminario è stato approfondito anche l’approccio della Video Game Therapy®, metodologia che utilizza il videogioco all’interno di percorsi educativi e terapeutici.
Come spiegato dalla Dott.ssa Ferrari, il videogioco non viene scelto casualmente: il terapeuta o l’operatore costruisce un percorso basato sulla persona, sui suoi interessi, sulle sue difficoltà e sulle dinamiche che emergono durante il gioco.
Anche quando il professionista seleziona un gioco con obiettivi specifici, il giocatore può reagire in modi inattesi, rendendo l’esperienza videoludica imprevedibile, e portando nel gioco vissuti personali, interpretazioni e modalità relazionali uniche.
Ed è proprio lì che il videogioco diventa clinicamente interessante. Anche un’esperienza apparentemente semplice o surreale può attivare riflessioni profonde. Alcuni videogiochi indipendenti, costruiti attorno a temi specifici come lutto, fallimento, ansia o pressione sociale, riescono infatti a creare spazi narrativi in cui il giocatore proietta aspetti della propria esperienza personale.
Videogiochi, emozioni e identificazione
Il videogioco può favorire:
- identificazione emotiva;
- esplorazione delle proprie modalità relazionali;
- consapevolezza delle proprie convinzioni;
- sperimentazione di nuove possibilità narrative e identitarie.
In alcuni casi il giocatore si riconosce profondamente nel proprio avatar; in altri, prende distanza da esso. Anche questa oscillazione tra vicinanza e rifiuto diventa un elemento psicologicamente significativo.
Il lavoro terapeutico richiede una grande attenzione nella scelta del videogioco poiché non tutti i titoli sono adatti a tutti i pazienti o a tutte le situazioni cliniche.
Per questo motivo, nei percorsi di Video Game Therapy® le prime sedute sono spesso dedicate alla conoscenza della persona, dei suoi interessi, della sua familiarità con il medium videoludico e delle sue modalità emotive e relazionali.
Il videogioco come spazio narrativo e simbolico
Molti titoli contemporanei affrontano temi complessi come:
- il lutto;
- la pressione sociale;
- la disoccupazione;
- il fallimento;
- il ritorno a casa;
- la violenza;
- l’identità personale.
Attraverso metafore, ambientazioni e meccaniche di gioco, questi prodotti permettono al giocatore di vivere esperienze emotive che possono diventare occasioni di riflessione e dialogo.
Il videogioco viene così presentato non soltanto come intrattenimento, ma come linguaggio culturale e spazio esperienziale capace di attivare processi di significazione personale.
Psicologia digitale e nuove prospettive cliniche
L’incontro ha mostrato come il dialogo tra psicologia, media digitali e videogiochi rappresenti oggi un ambito di ricerca e applicazione sempre più rilevante.
La possibilità di utilizzare strumenti interattivi all’interno di contesti educativi e terapeutici apre nuove prospettive per comprendere identità, emozioni e relazioni nelle generazioni contemporanee.
Per questo la Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e Digitale della Sigmund Freud University di Milano propone una formazione innovativa che integra le competenze della psicologia clinica con la comprensione dei fenomeni digitali contemporanei. Il percorso permette di approfondire temi come la salute mentale nell’era digitale, le nuove forme di relazione mediate dalla tecnologia, gli interventi psicologici online, l’utilizzo degli strumenti digitali nella pratica clinica e le più recenti applicazioni della ricerca psicologica.
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