Quando il telefono diventa “significativo”: uno studio longitudinale su adolescenti, senso della vita e uso problematico dello smartphone
Una nuova ricerca internazionale con il contributo della SFU Milano esplora il legame tra significato della vita, metacognizioni e uso problematico dello smartphone negli adolescenti
Una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Addictive Behaviors ha indagato il rapporto tra significato della vita (Meaning in Life), metacognizioni e uso problematico dello smartphone negli adolescenti. Lo studio, realizzato da un gruppo internazionale di ricercatori della Zhejiang Normal University, Shuming Tong, Yu Liu, Wan Zhao, Xiaoru Zhu, Lingfeng Gao, Chunlin Fu, con la partecipazione del Prof. Gabriele Caselli della Sigmund Freud University di Milano e Direttore del laboratorio Innovation in Psychotherapy Efficacy Research Lab (IPER Lab), evidenzia come il rapporto con il cellulare possa intrecciarsi con aspetti profondi dell’esperienza psicologica adolescenziale, come il senso di direzione personale, il vuoto percepito e la regolazione emotiva.
Negli ultimi anni l’uso problematico dello smartphone (Problematic Mobile Phone Use, PMPU) è diventato un tema sempre più rilevante nella ricerca psicologica. Non si tratta soltanto di un utilizzo frequente del telefono, ma di una difficoltà crescente nel regolarne l’uso, fino a interferire con benessere psicologico, relazioni, studio e qualità della vita.
Secondo gli autori, per comprendere davvero il fenomeno non basta osservare quanto tempo gli adolescenti trascorrono online. È necessario capire quale funzione psicologica assume lo smartphone nella loro vita quotidiana.
Significato della vita e uso problematico dello smartphone
Il titolo dello studio — A meaningless life, a meaningful phone — sintetizza bene il nucleo teorico della ricerca: quando il senso di significato personale si indebolisce, il telefono può diventare uno strumento sempre più centrale per regolare emozioni, riempire vuoti psicologici o trovare una forma immediata di gratificazione e coinvolgimento.
La ricerca ha coinvolto 830 adolescenti cinesi tra scuole medie e superiori, seguiti longitudinalmente per sei mesi. Gli studenti hanno compilato questionari relativi al significato percepito della propria vita, alle metacognizioni associate all’uso dello smartphone e ai livelli di utilizzo problematico del cellulare.
Attraverso modelli statistici longitudinali, gli autori hanno osservato un’interazione bidirezionale tra queste variabili.
- Da un lato, livelli più bassi di Meaning in Life predicono un aumento dell’uso problematico dello smartphone e delle metacognizioni disfunzionali associate al telefono.
- Dall’altro, un utilizzo problematico sempre più intenso sembra contribuire a ridurre ulteriormente il senso di significato percepito nella propria vita.
Secondo gli autori si crea quindi un circuito psicologico che tende ad autoalimentarsi:
- minore senso di direzione o significato personale;
- maggiore bisogno di ricorrere allo smartphone come strategia di regolazione;
- perdita progressiva di controllo sull’utilizzo;
- riduzione del coinvolgimento in esperienze significative offline;
- ulteriore impoverimento del senso personale.
Il ruolo delle metacognizioni
La ricerca mostra che le convinzioni legate alla perdita di controllo sembrano avere un ruolo particolarmente forte nel mantenere il problema nel tempo. Adolescenza dopo adolescenza, il telefono rischia quindi di trasformarsi non solo in un’abitudine, ma in una strategia psicologica automatica per gestire disagio, vuoto o difficoltà emotive.
I risultati confermano inoltre l’importanza di considerare il PMPU non semplicemente come una questione tecnologica, ma come un fenomeno legato a processi cognitivi, emotivi e motivazionali più profondi.
Perché è importante questa ricerca
Lo studio contribuisce ad ampliare la comprensione delle dipendenze comportamentali in adolescenza, mostrando come il rapporto con la tecnologia possa intrecciarsi con il senso di identità, gli obiettivi personali e la percezione di significato nella propria vita.
Dal punto di vista clinico, i risultati suggeriscono che interventi di prevenzione e supporto psicologico potrebbero beneficiare di un lavoro mirato non solo sulla riduzione del tempo online, ma anche su:
- significato personale e valori;
- regolazione emotiva;
- consapevolezza metacognitiva;
- capacità di riconoscere convinzioni disfunzionali sull’uso dello smartphone.
In una precedente ricerca era già stato approfondito il ruolo del desire thinking, del craving e delle metacognizioni nell’uso problematico dello smartphone in adolescenza. Questo nuovo studio amplia ulteriormente la prospettiva, collegando questi processi anche al tema del significato della vita e della costruzione dell’identità adolescenziale.
Leggi la pubblicazione completa su Addictive Behaviors.