Perché le esperienze relazionali hanno un impatto diverso
Le conseguenze psicologiche di un trauma non dipendono soltanto dalla sua gravità, ma anche dalla sua natura.
Essere coinvolti in un incidente, sopravvivere a una catastrofe naturale o subire una violenza da parte di un’altra persona sono esperienze molto diverse. Da tempo clinici e ricercatori osservano che questi eventi possono lasciare tracce differenti sul piano emotivo, relazionale e identitario.
Un ampio lavoro di sintesi della letteratura scientifica internazionale, pubblicato sul Journal of Affective Disorders, ha cercato di chiarire proprio questo aspetto: in che modo i diversi tipi di trauma influenzano la dissociazione e la capacità di regolare le emozioni.
L’obiettivo era comprendere meglio quali meccanismi psicologici caratterizzino le diverse forme di trauma e se esistano differenze specifiche tra il disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e il PTSD complesso (Complex PTSD o CPTSD), analizzando oltre 180 studi internazionali incentrati sulle condizioni legate ad esperienze traumatiche.
Trauma relazionale e trauma non relazionale: una distinzione importante
Negli ultimi anni la ricerca clinica ha iniziato a distinguere due grandi categorie di eventi traumatici.
Da una parte troviamo i traumi non relazionali, come incidenti, disastri naturali o eventi catastrofici. Dall’altra i traumi relazionali, legati a esperienze di abuso fisico, sessuale, emotivo, violenza domestica o altre forme di vittimizzazione interpersonale.
Questa distinzione non riguarda soltanto la natura dell’evento, ma sembra influenzare profondamente il modo in cui la persona elabora l’esperienza e sviluppa eventuali sintomi psicopatologici.
Secondo molti modelli clinici, infatti, i traumi che avvengono all’interno delle relazioni umane possono avere effetti particolarmente profondi sull’identità, sulla fiducia negli altri e sulla capacità di regolare emozioni e comportamenti.
Nello studio oltre 180 ricerche analizzate
Per approfondire queste differenze, i ricercatori hanno condotto una vasta metanalisi che ha incluso 189 studi internazionali.
L’analisi ha confrontato tre gruppi principali:
- persone con Complex PTSD (CPTSD) o DESNOS (Disturbi da Stress Estremo Non Altrimenti Specificati);
- persone con PTSD associato a traumi relazionali;
- persone con PTSD associato a traumi non relazionali.
L’attenzione si è concentrata su due processi psicologici particolarmente rilevanti:
- la dissociazione;
- la regolazione emotiva (emotion regulation).
Dissociazione: un meccanismo centrale nei traumi relazionali
Con il termine dissociazione si indicano fenomeni come il senso di distacco da sé stessi, la derealizzazione, l’alterazione della continuità dell’esperienza o la difficoltà a integrare pensieri, emozioni e ricordi in modo coerente.
Lo studio mostra che la dissociazione rappresenta la dimensione psicologica più caratteristica sia del trauma complesso CPTSD sia del PTSD legato a traumi relazionali.
Al contrario, nelle persone che hanno sviluppato PTSD in seguito a eventi non relazionali, la dissociazione appare meno centrale.
Questo risultato rafforza l’idea, sostenuta da numerosi modelli teorici, che la dissociazione sia strettamente legata alle esperienze traumatiche vissute all’interno di relazioni significative, soprattutto quando tali esperienze sono ripetute, croniche o si verificano nelle prime fasi dello sviluppo.
Non tutti i traumi vengono elaborati allo stesso modo
Nel PTSD associato a eventi non relazionali risultano particolarmente rilevanti i processi di ruminazione, preoccupazione e controllo cognitivo eccessivo delle emozioni. In altre parole, le persone tendono a rimanere intrappolate in pensieri ripetitivi e tentativi di controllo mentale dell’esperienza traumatica.
Nei traumi relazionali, invece, il problema sembra collocarsi a un livello più profondo. Le esperienze traumatiche influenzano la capacità stessa di integrare emozioni, sensazioni corporee e rappresentazioni di sé, favorendo il ricorso a processi dissociativi piuttosto che a strategie cognitive consapevoli.
Perché il trauma complesso è diverso
Il Complex PTSD presenta caratteristiche specifiche che lo distinguono sia dal PTSD relazionale sia da quello non relazionale.
Le persone con trauma complesso mostrano infatti:
- elevati livelli di dissociazione;
- difficoltà diffuse nella regolazione delle emozioni;
- maggiori deficit nelle strategie adattive di gestione degli stati emotivi;
- problematiche più profonde nella costruzione dell’identità e nelle relazioni
Secondo gli autori, queste differenze riflettono l’impatto di esperienze traumatiche precoci, cumulative e protratte nel tempo, capaci di influenzare lo sviluppo dei sistemi di autoregolazione emotiva e delle capacità di adattamento psicologico.
Un continuum delle risposte traumatiche
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca è la proposta di leggere le diverse condizioni traumatiche come un vero e proprio spettro.
Il PTSD da trauma non relazionale si colloca all’estremità meno grave di questo continuum, caratterizzato soprattutto da strategie cognitive disfunzionali. Il PTSD relazionale occupa una posizione intermedia, mentre il trauma complesso CPTSD rappresenta la forma più severa, in cui dissociazione, disregolazione emotiva e difficoltà adattive si combinano tra loro.
Questa prospettiva aiuta a comprendere come eventi traumatici apparentemente molto diversi possano produrre esiti clinici differenti, richiedendo approcci terapeutici specifici e personalizzati.
Comprendere la complessità del trauma
Comprendere come diverse esperienze traumatiche influenzino il funzionamento psicologico rappresenta oggi una delle sfide più rilevanti per la psicologia clinica contemporanea.
Studi come questo contribuiscono a superare una visione uniforme del trauma, mostrando come dissociazione, regolazione emotiva e storia relazionale possano intrecciarsi in modi differenti da persona a persona.
La partecipazione dei docenti della SFU Milano a questo lavoro si inserisce in una linea di ricerca che esplora i processi alla base della sofferenza psicologica integrando prospettive cliniche, neuroscientifiche e dello sviluppo.
Tra gli autori figurano:
- il Prof. Marco Cavicchioli, Psicologo e Psicoterapeuta, Docente di Psicologia Clinica;
- il Prof. Cesare Maffei, Full Professor in Psicologia Clinica, Psicoterapeuta e Psichiatra;
- la Prof.ssa Simona Scaini, Vicedirettrice del Dipartimento di Psicologia, Psicologa e Psicoterapeuta, Full Professor in Psicologia dello Sviluppo.
Per gli studenti di psicologia, queste ricerche rappresentano anche un esempio concreto di come il sapere accademico possa contribuire a comprendere fenomeni clinici complessi e a sviluppare interventi sempre più mirati alle esigenze delle persone.
Leggi la pubblicazione completa su Science Direct.