25 novembre: Giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza contro le Donne
La Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999, ricorre ogni anno il 25 novembre.
In linea con lo scopo di questa ricorrenza — sensibilizzare l’opinione pubblica su una grave violazione dei diritti umani — la SFU Milano dedica questo articolo per richiamare l’attenzione su un fenomeno purtroppo diffuso all’interno delle nostre società.
Quando la violenza entra negli spazi digitali
Mia, film italiano diretto da Ivano De Matteo e uscito nel 2023, racconta la storia di un’adolescente che vive una relazione apparentemente normale. Col passare del tempo però, quel legame si trasforma mostrando controllo, manipolazione e isolamento: il ragazzo la sorveglia, limita la sua libertà, la allontana dalle sue amicizie e, dopo la fine della relazione, diffonde online contenuti sessuali che la riguardano. Di fronte a queste diverse forme di violenza, la protagonista finisce intrappolata nelle dinamiche psicologiche tipiche di chi subisce abusi, arrivando a tentare il suicidio.
Pur essendo una narrazione cinematografica, il film riflette fenomeni sociali reali e ci ricorda che oggi, accanto alle forme di violenza più note — come quella fisica, economica o psicologica — dobbiamo confrontarci anche con una nuova e insidiosa dimensione: la violenza digitale o cyberviolenza.
Che cos’è la cyberviolenza?
Accanto alle forme più note di violenza (come quella fisica, economica, psicologica) si è sviluppata una dimensione nuova e particolarmente insidiosa: la violenza digitale o cyberviolenza.
L’ European Institute for Gender Equality (EIGE; 2017) definisce la cyberviolenza come “una violenza di genere perpetrata attraverso la comunicazione elettronica e Internet” e, ad oggi, con questo termine si indicano diverse condotte, come ad esempio:
- la diffusione non consensuale di immagini o video intimi (revenge porn),
- il cyberstalking,
- il controllo dei profili social,
- la sorveglianza tramite app o dispositivi,
- fino alle minacce e alle umiliazioni pubbliche online (Chisholm, 2006).
Violenza di genere nel contesto digitale
La violenza di genere si manifesta, quindi, attraverso molteplici forme ma, indipendentemente dal contesto in cui si esprime, mantiene caratteristiche ricorrenti sia nella figura del reo sia in quella della vittima (Backe et al., 2018).
Nella persona che agisce la violenza ricorrono elementi comuni quali uno squilibrio di potere, il bisogno di controllo, la volontà di possesso e il tentativo di annullare l’altro (Baldry, 2022).
Nella vittima, la letteratura evidenzia, invece, conseguenze che spaziano dalla vergogna alla paura, dalla perdita di controllo sulla propria immagine e identità fino a esiti psicologici più gravi come depressione e disturbo da stress post-traumatico (i.e. Baldry, 2022; Siddiqua et al., 2020).
Ciò che cambia in modo significativo nel contesto digitale è la portata del danno: la rapidità con cui i contenuti possono circolare, l’impossibilità di cancellarli completamente e l’anonimato garantito a chi agisce amplificano gli effetti della violenza, rendendola potenzialmente illimitata nel tempo e nello spazio. Questo non modifica la natura della violenza, che conserva le sue dinamiche di potere, ma ne intensifica le conseguenze, esponendo la vittima a un impatto più profondo e duraturo (i.e. Görzig et al., 2015; Kowalski et al., 2014).
Affrontare la cyberviolenza
La cyberviolenza ci ricorda quanto la violenza di genere sia un fenomeno complesso e trasversale, che si manifesta in molteplici contesti, dal fisico al digitale, e che ha profonde radici relazionali, culturali e sociali. La rete, pur essendo un luogo di connessione e condivisione, può diventare uno spazio attraverso cui si perpetua una violenza subdola e difficile da contrastare.
Affrontare la violenza di genere in tutte le sue forme significa promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità, online come offline. Attraverso educazione, sensibilizzazione e interventi mirati è possibile ridurre i rischi, sostenere le vittime e trasformare gli spazi digitali e sociali in luoghi di sicurezza, empatia e relazione.
In un contesto universitario, questo impegno riguarda anche la costruzione di comunità in cui il dialogo è possibile, le differenze sono riconosciute e la partecipazione diventa uno strumento di cambiamento.
Le università non sono solo luoghi di formazione, ma anche spazi in cui si coltivano pensiero critico, cultura del rispetto e capacità di leggere la complessità sociale.
A cura della Dott.ssa Alice Savoia, Psicologa, Docente del Corso di Bachelor of Science in Psicologia presso SFU Milano.
References
- Backe, E. L., Lilleston, P., & McCleary-Sills, J. (2018). Networked individuals, gendered violence: A literature review of cyberviolence. Violence and gender, 5(3), 135-146. DOI:10.1089/vio.2017.0056
- Chisholm, J. F. (2006). Cyberspace violence against girls and adolescent females. Annals of the New York Academy of Sciences, 1087(1), 74-89.
- DOI: 10.1196/annals.1385.022
- European Institute for Gender Equality (2017). Cyber violence against women and girls. Vilnius, Lithuania: European Institute for Gender Equality.
- Görzig, A., & Macháčková, H. (2015). Cyberbullying from a socio-ecological perspective: A contemporary synthesis of findings from EU Kids Online. In B. Cammaerts, N. Anstead, & R. Garland (Eds.), Media@LSE (pp. 1–35). London, UK: LSE.
- Kowalski, R. M., Giumetti, G. W., Schroeder, A. N., & Lattanner, M. R. (2014). Bullying in the Digital Age: A Critical Review and Meta-analysis of Cyberbullying Research among Youth. Psychological Bulletin, 140, 1073–1137. https://doi.org/10.1037/a0035618
- Siddiqua, R., Sahni, S. P., & Faruk, M. O. (2020). Cyber Violence Victimization: Nature of Psychological Impact on Victims. International Journal of Education Humanities and Social Science, 3(4), 326-338.