Quando natura e ambiente si incontrano
Comprendere i disturbi mentali attraverso il modello dei “due colpi”
Il seminario del Dott. Alessandro Pigoni alla Sigmund Freud University di Milano
Giovedì 22 gennaio 2026, la Sigmund Freud University (SFU) di Milano ha ospitato, su iniziativa dell’Associazione Alumni SFU, un seminario dedicato a comprendere quanto contano singolarmente e quanto è importante la relazione tra genetica e ambiente nello sviluppo dei disturbi mentali.
A guidare l’incontro è stato il Dott. Alessandro Pigoni, medico specializzato in psichiatra e docente SFU, che ha proposto un framework chiaro e pragmatico per orientarsi tra genetica, neurobiologia, stress e contesto di vita: il modello dei due colpi (two-hit hypothesis).
Dal “gene che spiega tutto” alla complessità reale
Per introdurre il tema, il Dott. Pigoni ha richiamato l’esempio storico di un articolo scientifico degli anni ’90, pubblicato su Science, che annunciava in modo sensazionalistico l’identificazione di una mutazione genetica capace di spiegare l’aggressività.
L’esempio, legato al gene MAOA, (coinvolto nel metabolismo di neurotrasmettitori come serotonina, dopamina e noradrenalina) serve a mostrare e descrivere un punto fondamentale: anche quando la biologia sembra offrire una risposta netta, la realtà clinica e umana è molto più articolata.
L’aggressività, inoltre, non è di per sé una patologia, ma un tratto comportamentale il cui significato e interpretazione dipendono dai contesti sociali e culturali. Proprio per questo, anche l’idea di una sua base biologica è oggi concepita in termini molto più complessi e non deterministici. Infatti, la prospettiva si è progressivamente spostata verso:
- non esiste il gene della schizofrenia, il gene della depressione o il gene dell’aggressività;
- molte condizioni sono associate a centinaia di varianti genetiche, ciascuna con un effetto ridotto;
- gli stessi fattori genetici possono contribuire a esiti diversi (schizofrenia, disturbo bipolare, ansia, dipendenze…), suggerendo che tra “predisposizione” e “disturbo” intervengono anche ambiente, sviluppo e storia di vita.
La genetica contribuisce al rischio, ma raramente determina da sola l’esito.
Il modello dei due colpi: che cosa significa davvero
Il modello dei “due colpi” nasce in ambito medico, ma risulta particolarmente utile anche in psicologia e psichiatria in quanto consente di integrare fattori biologici e ambientali in una prospettiva non deterministica. Questo modello aiuta a comprendere come predisposizioni genetiche possano potenzialmente trasformarsi in condizioni di sofferenza in presenza di determinati fattori ambientali.
L’idea, in sintesi, è che:
- un primo colpo crea una vulnerabilità (biologica, neurobiologica, genetica, fisiologica);
- un secondo colpo, spesso ambientale, come stress, traumi o condizioni di vita sfavorevoli, può portare all’esordio del disturbo.
Nel seminario questo concetto è stato reso molto concreto con esempi clinicamente intuitivi. Esistono forme depressive in cui la persona fatica a riconoscere un trigger esterno (“è successo e basta”), e forme in cui l’esordio è chiaramente legato a una sequenza di eventi (“mi ha lasciato mia moglie, ho perso il lavoro, e poi…”). Non significa che in un caso “sia solo biologia” e nell’altro “sia solo ambiente”, ma che il peso relativo delle componenti può cambiare, e con esso cambiano valutazione e intervento.
Il ruolo dello sviluppo
L’ambiente non ha lo stesso effetto in ogni fase della vita.
Il Dott. Pigoni ha spiegato che il cervello attraversa fasi di maturazione in cui è più plastico e più vulnerabile. Periodi come infanzia e adolescenza (e, in altra forma, anche la fase prenatale) sono finestre in cui alcuni stressor possono lasciare tracce più profonde rispetto alla stessa esposizione in età adulta.
In che modo, quindi, fattori esterni (stress, eventi critici, traumi) si traducono in processi biologici?
Una via interpretativa è il dialogo tra:
- sistema neuroendocrino (in particolare la risposta allo stress e gli ormoni come il cortisolo),
- sistema immunitario (infiammatorio),
- e cervello (anche attraverso cellule immunitarie cerebrali che possono rimanere attivate quando lo stress è cronico).
Un focus concreto: gravidanza e sviluppo precoce
Il seminario ha toccato la dimensione prenatale e perinatale, mettendo in evidenza quanto eventi molto precoci possano essere rilevanti lungo l’arco di vita.
Sono stati citati esempi e risultati di ricerca che mostrano come:
- stress, ansia e depressione in gravidanza possano associarsi a esiti sullo sviluppo del bambino (temperamento, aspetti cognitivi, rischio ADHD);
- il cortisolo materno possa attraversare la placenta, contribuendo a un ambiente iper-stressato per il feto;
- alcuni fattori perinatali (come infezioni o complicazioni del parto) possano associarsi a traiettorie di sviluppo che emergono anche anni dopo.
Il Dott. Pigoni ha condiviso anche un esempio di lavoro di ricerca del suo gruppo basato su valutazioni psicometriche in gravidanza e misure neuroimaging (in epoca fetale e poi neonatale), sottolineando un aspetto importante: la plasticità. Alcune differenze osservabili precocemente possono ridursi nel tempo, a ricordare che rischio non significa destino e che esistono margini reali per prevenzione e intervento.
Il ruolo dello psicologo
Lo psicologo ha un ruolo cruciale perché può:
- leggere la vulnerabilità biologica senza trasformarla in etichetta;
- dare senso clinico a stressor e traiettorie di sviluppo;
- lavorare sui fattori modificabili (risorse, supporto, coping, contesti);
- progettare interventi personalizzati, coerenti con un’ottica biopsicosociale.
In altre parole, il modello dei due colpi è utile quando diventa una lente per aumentare precisione e responsabilità clinica, non quando diventa una scorciatoia interpretativa.