Sensibilità sensoriale e personalità nel dolore cronico
Una ricerca con partecipazione SFU esplora il ruolo dei tratti psicologici nelle condizioni di dolore cronico attraverso la network analysis
Il dolore cronico è solo una questione fisica o coinvolge anche dimensioni psicologiche profonde? In che modo caratteristiche come la sensibilità agli stimoli o alcuni tratti di personalità possono contribuire alla sua insorgenza e al suo mantenimento?
Una recente ricerca internazionale, a cui ha partecipato anche la Sigmund Freud University di Milano, prova a rispondere a queste domande analizzando il legame tra sensibilità sensoriale e tratti maladattivi di personalità in diverse condizioni di dolore cronico.
Lo studio adotta un approccio innovativo basato sulla network analysis, con l’obiettivo di comprendere non solo quali fattori siano coinvolti, ma anche come interagiscono tra loro nel definire il funzionamento psicologico dei pazienti.
Oltre il sintomo fisico del dolore cronico
Il dolore cronico è una condizione complessa che interessa circa il 20% della popolazione adulta nei paesi occidentali.
Alcune forme, come fibromialgia, cefalea cronica e vulvodinia, rientrano nello spettro del cosiddetto dolore nociplastico, caratterizzato da un’alterazione dei sistemi di elaborazione del dolore anche in assenza di un danno tissutale evidente.
Queste condizioni presentano spesso alti livelli di comorbilità e un impatto significativo sulla qualità della vita, rendendo necessario un approccio che integri aspetti biologici, psicologici e relazionali.
Sensibilità agli stimoli e tratti di personalità
Uno degli aspetti centrali della ricerca riguarda la sensory processing sensitivity, ovvero la sensibilità individuale agli stimoli interni ed esterni.
Le persone con livelli elevati di questa caratteristica tendono a:
- percepire gli stimoli in modo più intenso
- reagire con maggiore attivazione emotiva
- sentirsi più facilmente sopraffatte da ambienti complessi
Questa ipersensibilità è stata associata a una maggiore vulnerabilità allo stress e, potenzialmente, allo sviluppo di condizioni di dolore cronico.
Accanto a questa dimensione temperamentale, lo studio analizza anche i tratti maladattivi di personalità, come affettività negativa, distacco e psicoticismo, già noti per il loro ruolo nei disturbi psicopatologici.
Lo studio
La ricerca ha coinvolto un ampio campione di 1.144 donne, suddivise in diversi gruppi clinici:
- cefalea cronica
- fibromialgia
- vulvodinia
- condizioni con comorbilità
- gruppo di controllo sano
Le partecipanti hanno compilato questionari standardizzati per valutare la sensibilità sensoriale e i tratti di personalità maladattivi.
L’analisi dei dati è stata condotta attraverso tecniche statistiche avanzate e, in particolare, tramite network analysis, che consente di individuare i fattori più centrali all’interno del sistema psicologico studiato.
I risultati principali
I risultati mostrano un quadro coerente e rilevante dal punto di vista clinico.
In particolare:
- le persone con dolore cronico presentano livelli più elevati di sensibilità agli stimoli (soprattutto reattività e soglia sensoriale bassa);
- emergono livelli più alti di affettività negativa, distacco e psicoticismo rispetto ai soggetti sani;
- questi tratti non sono marginali, ma rappresentano i nodi centrali del funzionamento psicologico.
La network analysis evidenzia infatti che affettività negativa, distacco e psicoticismo costituiscono i principali “hub” del sistema, ovvero i fattori più influenti e connessi agli altri.
Un dato particolarmente interessante riguarda i pazienti con più condizioni di dolore cronico, che mostrano livelli ancora più elevati di distacco e psicoticismo, suggerendo una maggiore complessità clinica.
Perché è una ricerca importante
Questo studio contribuisce a spostare lo sguardo sul dolore cronico da una prospettiva puramente medica a una visione integrata biopsicosociale:
- evidenzia il ruolo centrale dei processi emotivi e relazionali;
- suggerisce l’importanza di valutare sistematicamente i tratti di personalità nei pazienti con dolore cronico;
- offre indicazioni utili per interventi psicoterapeutici più mirati.
In particolare, i risultati indicano che interventi focalizzati sulla regolazione emotiva e sul funzionamento interpersonale possono rappresentare un elemento chiave nel trattamento.
Il contributo della ricerca SFU
Lo studio vede la partecipazione del Prof. Marco Cavicchioli, docente presso la Sigmund Freud University di Milano di Psicologia Clinica, all’interno di una collaborazione scientifica con diverse università italiane e centri di ricerca.
Il lavoro rappresenta un esempio concreto di ricerca interdisciplinare che integra psicologia clinica, neuroscienze e psicofarmacologia, con l’obiettivo di comprendere in modo più approfondito la complessità del dolore cronico e migliorare le possibilità di intervento.
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