Quando la strategia dell’evitamento compare nel periodo di studio universitario

L’Università si struttura in maniera totalmente diversa dalla scuola secondarie superiori. La didattica assume una forma nuova: si passa da un percorso definito a priori e “scandito dalla campanella” ad un piano di studi più vario e articolato con tempistiche variabili. In questo nuovo sistema, lo studente diventa pienamente autonomo nelle decisioni e nell’organizzare le proprie attività. Anche a livello relazionale, vi sono numerose novità: lo “spazio classe” fa largo a nuove dinamiche sociali e il rapporto con il professore muta radicalmente. Tali cambiamenti possono risultare faticosi, portando a esperire alcune emozioni più intensamente.

L’evitamento è una strategia a cui si ricorre per gestire le emozioni. In particolare, con evitamento e procrastinazione si intende un comportamento messo in atto con lo scopo di evitare, o rimandare, l’esposizione a situazioni o eventi temuti. Tale strategia può essere d’aiuto in quanto allontana da situazioni pericolose. Tuttavia, se si applica in maniera rigida acquisisce un connotato negativo poiché limita l’esplorazione (Sassaroli et al., 2006). Nel breve termine ci si può sentire meglio, in quanto non si vivono momentaneamente gli stati emotivi indesiderati, ma nel lungo termine si rinforza l’idea di non riuscire ad affrontare quella situazione, aumenta l’emozione negativa e si riduce la propria libertà.

Vi sono diversi esempi di evitamento, o procrastinazione, in ambito universitario. Anche qui l’uso coattivo, nonostante risulti utili inizialmente, può aumentare le difficoltà emotive e influire sulla qualità di vita della persona e sul suo funzionamento sociale, lavorativo e scolastico.  Ad esempio, l’ansia generata dal pensiero di un esame o dalla consegna di un compito potrebbe portare a rimandare l’attività. Nel breve termine procrastinare porterà sollievo ma, a lungo termine, si potrebbero avere conseguenze negative: si accumulerà il carico di lavoro in un tempo minore o addirittura non si rispetteranno le scadenze di consegna prefissate.

Allo stesso modo, nelle relazioni sociali, il timore di conoscere persone nuove potrebbe spingere ad evitare situazioni conviviali o ad esporsi con l’altro. Tale strategia, sebbene sembri efficace nel breve termine, può accrescere l’ansia sociale.

L’approccio CBT Cognitive Behavioural Therapy – utilizzata dai terapeuti dei Servizi Clinici Universitari, è una tra le modalità di trattamento più efficace per comprendere il proprio funzionamento e imparare a gestire le proprie emozioni in modo funzionale.

A cura della dott.ssa Giada Sera, psicoterapeuta Servizi Clinici Universitari SFU Milano

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Bibliografia

Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G. M. (a cura di), Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo ed evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2006.