Cosa succede quando il ruolo sociale ti definisce come persona

Che cos’è un ruolo sociale?

Il ruolo sociale è l’insieme di comportamenti, aspettative e responsabilità che la società associa a una determinata posizione all’interno dell’organizzazione e della struttura sociale. Essere genitore, studente, psicologo, infermiere, insegnante, leader: ciascuno di questi ruoli porta con sé una sorta di “copione” che, spesso inconsapevolmente, iniziamo a seguire.

Ci muoviamo nel mondo indossando molte “etichette”: alcune le scegliamo, altre ci vengono assegnate. E tutte, in qualche misura, influenzano come ci percepiamo e come veniamo percepiti dagli altri.

 

Esempio: il ruolo del caregiver

Prendiamo il caso di Chiara, 26 anni, studentessa di psicologia e unica figlia di una madre malata da tempo. Negli ultimi due anni, Chiara si è presa cura della madre ogni giorno: farmaci, visite, assistenza, supporto emotivo. Ha messo in pausa lo studio, le relazioni, persino gli hobby. È diventata una caregiver a tempo pieno.

Col tempo, però, qualcosa è cambiato. Ogni volta che qualcuno le chiedeva come stava, Chiara rispondeva in funzione di sua madre. Parlava sempre del decorso della malattia, mai di sé. Quando qualcuno la definiva “una figlia forte e generosa”, lei annuiva. Ma non si riconosceva più.

Il ruolo di figlia responsabile, di caregiver, aveva lentamente sovrastato la sua identità personale. I suoi bisogni, desideri, pensieri, erano passati in secondo piano.

 

Esempio: il ruolo del manager

Prendiamo ora il caso di Marco, 45 anni, manager in una grande azienda del settore tecnologico. Negli ultimi dieci anni ha scalato posizioni con determinazione: team da coordinare, riunioni strategiche, risultati da portare. È sempre stato descritto come “affidabile, lucido, instancabile”. Il punto di riferimento. Quello che tiene tutto insieme.

Col tempo, però, questa narrazione è diventata una prigione. Marco ha smesso di permettersi esitazioni. Ha iniziato a sentirsi in colpa se era stanco, frustrato o incerto. Non parlava delle difficoltà con nessuno: nemmeno con gli amici, né con la compagna. Perché un buon manager, pensava, non mostra mai cedimenti. Deve reggere, sempre.

Quando ha iniziato a manifestare segnali di malessere (insonnia, scatti d’ira, difficoltà nella concentrazione) non li ha riconosciuti. “Sono solo stress da prestazione”, si ripeteva. Fino al giorno in cui, dopo una riunione andata male, si è chiuso nel suo ufficio e non è riuscito ad alzarsi per ore. Non c’era più lucidità, né motivazione.

In quel momento ha capito che qualcosa si era incrinato: il ruolo aveva preso il sopravvento sulla persona. Non era più Marco. Era il manager. Quello che gli altri volevano vedere, e che lui stesso si era imposto di essere, per gli altri e per sé stesso.

Dietro al linguaggio delle competenze e della performance, c’era un uomo che non si sentiva più autorizzato ad avere limiti, a prendersi cura di sé, a dire “ho bisogno”.

 

Come si forma un ruolo sociale?

I ruoli si formano attraverso un processo complesso:

  • Aspettative sociali: la cultura e l’ambiente in cui viviamo ci dicono cosa è “giusto” o “normale” fare se assumiamo un determinato ruolo, codificano cioè ciò che è desiderabile, o al contrario illegittimo, dire e fare da una determinata posizione.
  • Interazione con gli altri: il modo in cui le persone si rapportano a noi, così come il nostro bisogno di sentirci riconosciuti in maniera chiara e definita, rinforza quel ruolo.
  • Interiorizzazione: col tempo, iniziamo a credere che interpretare quel ruolo sia il nostro principale, se non l’ unico, modo di esistere nel mondo.

Secondo la psicologia sociale, ognuno di noi gestisce più ruoli a seconda del contesto. Ma il problema nasce quando un solo ruolo prende il sopravvento su tutti gli altri, riducendo la persona a una funzione.

 

Quando il ruolo prende il posto della persona

Quando il ruolo sociale ci definisce più della persona, possono emergere diversi rischi:

  1. Perdita di sé: ci si identifica così tanto con il ruolo da dimenticare chi si è al di là di esso (è il caso di chi, lasciando un lavoro o finendo una relazione, si sente svuotato e senza riferimenti identitari).
  2. Sofferenza emotiva: se il ruolo impone standard troppo alti o eccessiva rigidità (es. “devo essere sempre forte”, “non posso chiedere aiuto”), può generare senso di colpa, ansia, burnout.
  3. Relazioni sbilanciate: chi ti circonda potrebbe non vedere più la tua complessità. Ti trattano come un ruolo (la madre, il manager, la studentessa modello), e non come una persona.

Allora, cosa succede davvero?

Succede che la persona si scolora sotto la maschera del ruolo. Che smette di chiedersi cosa vuole, e inizia a fare solo ciò che “ci si aspetta da lei”. Succede che il suo benessere diventa secondario rispetto a quello che rappresenta.

Ma succede anche un’altra cosa: che può accorgersene. E scegliere di cambiare.

Riconoscere che un ruolo non dice tutto di noi non significa rinnegare ciò che si fa. Significa solo ricordare che non siamo solo quello. Che ci si può prendere cura degli altri senza perdersi. Che si può essere un bravo studente senza doversi definire solo in base ai voti. Che si può essere una professionista senza smettere di essere umani.

 

La psicologia sociale

Capire come i ruoli sociali influenzano il nostro modo di pensare, sentire e comportarci è uno degli obiettivi della psicologia sociale. Questa disciplina studia in che modo le persone si percepiscono e si influenzano a vicenda: non a livello collettivo, come fa la sociologia, ma nel vissuto individuale, quotidiano, relazionale.

Analizza i comportamenti, i pensieri e le emozioni che nascono dall’interazione con gli altri (amici, famiglia, colleghi, gruppi di appartenenza) e con le aspettative culturali che ci circondano. È grazie alla psicologia sociale se possiamo leggere con lucidità come un’etichetta diventi identità, come una norma diventi vincolo, o come la relazione con gli altri possa diventare anche la chiave per ritrovare sé stessi.

Alla Sigmund Freud University di Milano, lo studio della psicologia sociale non è mai solo teorico. Lo affrontiamo nei corsi, nelle lezioni toriche e pratiche e nei momenti di confronto diretto con chi è esperto di questi temi. Perché comprendere come funzioniamo nelle relazioni è essenziale per chi vuole diventare psicologo.

 

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